Real Madrid-Liverpool, la finale di Champions League

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Real Madrid-Liverpool si gioca stasera alle 20:45 a Kiev: è la finale di Champions League, la terza consecutiva per il Real Madrid, vincitore delle due edizioni più recenti. La squadra allenata da Zidane è considerata la favorita anche stavolta, secondo le quote dei bookmaker, ma il Liverpool di Jurgen Klopp ha uno degli attacchi più forti e apprezzati in circolazione. Potrebbe uscirne una finale memorabile.

REAL MADRID – LIVERPOOL

sabato ore 20:45

La finale di Champions League della stagione 2017-2018 la giocheranno a Kiev, in Ucraina, il Real Madrid e il Liverpool, due squadre che complessivamente hanno vinto questa competizione diciassette volte in due. Cinque volte l’ha vinta il Liverpool e dodici volte il Real Madrid, che è anche l’unica squadra ad averla vinta per due volte di fila da quando la Champions League ha questo nome e questo formato. Considerando anche il periodo precedente, quando ancora si chiamava Coppa dei Campioni e vi partecipavano solo le vincitrici dei campionati, anche il Liverpool è tra le poche squadre ad aver vinto due edizioni di fila (nel 1976-1977 e nel 1977-1978).

Secondo le quote dei principali bookmaker, il Real Madrid è la squadra favorita per la vittoria, quotata ad esempio a 2.25 su planetwin365, mentre il Liverpool è a 3.17 su Goldbet. Qui al Veggente stavolta non abbiamo idee rigidamente definite su chi vincerà la partita, ma siamo abbastanza convinti che i gol non mancheranno. E in effetti, pur essendo riferite a una finale, le quote dei bookmaker su “Gol” e “Over 2.5” riflettono questa opinione evidentemente condivisa e non regalano niente.

In due parole: il Real Madrid e il Liverpool sono fortissime in attacco ma sostanzialmente deboli in difesa, e nemmeno i rispettivi portieri – Keylor Navas e Loris Karius – hanno dato le garanzie che ci si aspetterebbe dai titolari di due squadre finaliste di Champions League. A maggior ragione stavolta il Real Madrid asseconderà la sua vocazione offensiva, come ha sempre fatto: basti pensare alla finale della scorsa stagione, in cui ha segnato quattro gol alla Juventus, una squadra con una impostazione tattica tendenzialmente più difensiva (e di molto) rispetto a quella del Liverpool.

Chi ha più da perdere tra le due

Delle quattro semifinaliste di Champions League, hanno fatto notare diversi addetti, soltanto il Bayern Monaco era al primo posto nella classifica del suo campionato. E in finale sono arrivate due squadre, Real Madrid e Liverpool, che hanno concluso il loro campionato – la Liga e la Premier League – rispettivamente al terzo e al quarto posto.

Nel caso del Liverpool la stagione potrà essere considerata positiva in ogni caso, anche quello di una sconfitta, dato che aver raggiunto la finale di Champions League era da molti ritenuto un obiettivo non del tutto realistico. Nel campionato spagnolo il Real Madrid ha invece deluso le aspettative ma nello stesso tempo ha quasi dato l’impressione, da subito, di avere pianificato la stagione in funzione della competizione europea più importante, anche stavolta. Da questo punto di vista, se c’è una squadra tra le due che ha più da perdere in questa finale, quella squadra è il Real Madrid. Per il Liverpool potrebbe essere un piccolo vantaggio, quantomeno sul piano psicologico. Non arriva a questa finale con il carico di aspettative di una squadra come la Juventus, che ormai da tempo è costretta ad affrontare queste partite con l’ingombrante consapevolezza di essere la squadra con più sconfitte in finali di Champions League.

La grande forza e il vantaggio del Real Madrid

Il discorso sul vantaggio psicologico del Liverpool ammette tuttavia una formulazione del tutto opposta, se si considera l’invidiabile reputazione e l’attuale posizionamento del Real Madrid nella storia di questa competizione europea. È la squadra che ha vinto più volte, con distacco. È la squadra che ha vinto le due edizione più recenti, stabilendo un record che al momento solo il Real stesso può battere. E soprattutto è una squadra formata in buona sostanza dagli stessi giocatori presenti fin dall’inizio di questo formidabile ciclo di vittorie, giocatori che trovano più familiare l’inno della Champions League che la suoneria del telefono personale (ammesso che anche quella non sia l’inno della Champions League).

È una considerazione molto generale e pur sempre teorica, quella dell’abitudine a vincere in Champions League, ma finisce per riflettersi anche sul campo, con evidenti risvolti pratici. Come ha candidamente ammesso l’esterno Gareth Bale, peraltro autore di un gol nella finale vinta dal Real nel 2014 contro l’Atletico Madrid, essere abituati a giocare e a vincere questo tipo di partite aiuta prima di tutto a gestire la tensione. È piuttosto diffusa e condivisa tra gli addetti l’opinione che, specialmente nella partite della fase eliminatoria, limitare il nervosismo, impedire che possa condizionare negativamente le prestazioni dei giocatori, possa fare la differenza tra passare il turno ed essere eliminati, al netto di eventuali squilibri tecnici tra le squadre.

Mai come in questa stagione, in tempi recenti, il Real Madrid ha dato l’impressione di saper gestire anche i momenti difficili di una partita. In semifinale, per citare l’esempio più recente, il Real è andato in svantaggio contro il Bayern Monaco sia nella partita di andata, poi vinta 2-1, sia in quella di ritorno, poi pareggiata 2-2. Si trattava di momenti della partita in cui moltissime squadre, contro il Bayern Monaco in una semifinale di Champions League, e con tutta l’inerzia della partita a favore dell’avversario, si sarebbero probabilmente disunite e deconcentrate. Il Real Madrid non lo ha fatto: ha continuato a giocare come se il risultato fosse ancora 0-0, senza ansia e senza fretta, e anzi ha sfruttato a proprio vantaggio – nel pugilato lo definirebbero un colpo d’incontro – l’eccessiva fiducia e la sicurezza dell’avversario. È finita che il Bayern ha commesso errori eccezionali e incredibili nel momento in cui stava giocando meglio, e il Real – che invece stava giocando così così – ha sfruttato ogni singola opportunità per far gol.

La forza degli attacchi: come segnano Real Madrid e Liverpool

Il punto che accomuna di più le due squadre è la straordinaria forza degli attacchi. Il Real Madrid e il Liverpool hanno segnato 124 gol ciascuno tra campionato e Champions League su 50 partite giocate, guidate in particolare da Cristiano Ronaldo (41 gol tra Liga e Champions) e Salah (42).

In una finale come questa, a volere indicare un probabile marcatore tra i due, ci fideremmo di più di Cristiano Ronaldo, abituato a giocare partite del genere e a segnare più o meno stabilmente in questa competizione da un decennio. La stagione di Salah è stata fin qui perfetta, ma è la prima in assoluto da riconosciuto e apprezzato fuoriclasse di livello europeo. Alla Roma sbagliava parecchi gol, e servirà la prossima stagione e in parte anche questa finale per capire se l’egiziano è davvero un grande calciatore, o se i successi di questa stagione sono stati anche frutto di molte variabili positive.

Se nel testa a testa tra Cristiano Ronaldo e Salah il portoghese ha qualcosa in più, nel confronto tra i due attacchi nel complesso è da ritenere superiore il Liverpool, perché Firmino e Mané (45 gol in due) hanno reso molto di più rispetto a Benzema (9 gol) e Gareth Bale (17), il cui posto da titolare non è nemmeno scontato (se lo contende con Isco).

Il Real Madrid è la squadra che tira in media più volte in porta nei cinque maggiori campionati europei (18,4 a partita) e anche quella che centra più volte la porta (7,4). Il Liverpool è nella top dieci europea in tutte e due le classifiche, ma se ha segnato lo stesso numero di gol del Real Madrid non lo deve tanto a una maggiore precisione ma al fatto che forza meno i tiri rispetto agli avversari di questa Champions League. Il Real quasi sempre si trova ad affrontare squadre chiuse in difesa. Invece il Liverpool ha segnato nove gol in contropiede in Premier League, e addirittura tredici in Champions League, competizione in cui generalmente si gioca un calcio più offensivo.

Anche nei calci piazzati potrebbe giocarsi un pezzo importante di questa partita: nella Liga il Real Madrid ha segnato addirittura 20 gol, in questo modo. Zidane lavora molto sugli schemi sulle palle inattive, e Sergio Ramos è una presenza costante nell’area avversaria. Occhio però all’abilità nel contropiede del Liverpool in occasioni di questo tipo, ad esempio è capitato contro il West Ham e contro l’Arsenal, di segnare in seguito a calci di punizione degli avversari respinti dalla difesa.

Cosa aspettarsi da Real Madrid-Liverpool

I gol, prima di tutto. E a volere indicare la squadra che potrebbe segnare per prima, statistiche e stile di gioco suggeriscono il Liverpool. Come detto, a volte capita che il Real Madrid non cominci le partite bene come le finisce: è successo anche nell’andata degli ottavi di finale contro il Paris Saint-Germain e nel ritorno dei quarti contro la Juventus. La squadra allenata da Zidane sa invece segnare con grande regolarità nei minuti finali, e forse non è un caso. Con le squadre più stanche e con minori livelli di intensità e minore velocità, tende a emerge più facilmente la tecnica individuale dei giocatori del Real Madrid, superiore a quella di tutte le altre squadre del mondo. Contro il Tottenham, il Borussia Dortmund e il Paris Saint-Germain il Real Madrid ha segnato negli ultimi dieci minuti di partita, così come contro la Juventus (il calcio di rigore trasformato da Cristiano Ronaldo nell’ultimo minuto di recupero).

Il Liverpool sa “aggredire” benissimo le partite, basti pensare che in questa Champions League ha segnato tre gol nella prima mezzora contro l’Hoffenheim, il Maribor, il Siviglia, lo Spartak Mosca e il Manchester City. Contro la Roma ha impiegato più tempo a passare in vantaggio, ma ha poi segnato cinque gol nel giro di 33 minuti e al ritorno ne ha fatti due nel primo tempo. Considerate queste premesse, non sarebbe del tutto sorprendente un andamento della partita di questo tipo, con il Liverpool a segnare per primo e il Real Madrid capace poi di rimontare.

Un’altra ipotesi verosimile riguarda la partecipazione attiva di Marcelo nella costruzione delle azioni più pericolose e importanti del Real Madrid. Diversi osservatori concordano da giorni nel definire di primaria importanza per l’esito della partita il ruolo del terzino brasiliano nelle coperture difensive contro Salah. Ma insistere molto sulle responsabilità di Marcelo per la neutralizzazione di Salah potrebbe indurre a sottovalutare quelle dei terzini del Liverpool, difensivamente non eccellenti, nel contrasto delle sovrapposizioni e delle incursioni dello stesso Marcelo sulla fascia.

Come sostenuto già in altre occasioni, Marcelo è un calciatore con funzioni fondamentali per il Real Madrid: è lui il giocatore solitamente più smarcato, quello tendenzialmente più trascurato dalle difese avversarie, già occupatissime a marcare Ronaldo. Il suo lavoro è essenziale in uscita dalla difesa, quando permette a Ramos, Casemiro o Kroos di scaricare verso l’esterno in caso di pressing alto degli avversari. Ed è essenziale anche in fase offensiva, quando le sue sovrapposizioni concedono alternative di gioco alla costruzione del gioco affidata per vie centrali a Isco, Asensio e Modric.

Da come gioca il Liverpool di Jurgen Klopp è facile intuire che proprio la fase di uscita dalla difesa e quella di impostazione potrebbero finire per essere anche quelle più rischiose per il Real Madrid. Sebbene il Real abbia più volte dato prova di essere una squadra che in quelle circostanze sbaglia poco (molte “aperture” verticali, cambi di gioco e lanci in profondità, e pochi passaggi in orizzontale), alcuni calciatori come Casemiro sono quelli più a rischio di commettere errori individuali. Nel tentativo di rimediare a un suo eventuale errore in fase di possesso, ed essendo nettamente meno veloce di ciascun giocatore del formidabile trio d’attacco del Liverpool, Casemiro potrebbe dover ricorrere almeno una volta al fallo tattico.

Le ultime sulle formazioni

Il Real Madrid arriva alla finale con tutta la rosa a disposizione. Nei giorni scorsi Zidane ha evitato di fornire indicazioni utili a capire con quale formazione e con quale modulo il Real scenderà in campo a Kiev. Il consueto 4-3-3 con Bale, Ronaldo e Benzema è tornato a essere una scelta di Zidane soltanto negli ultimi mesi, per via di un infortunio che ha reso lungamente indisponibile Bale nei mesi precedenti. Il modulo alternativo più affidabile, nonché quello più ricorrente nel tempo in cui Bale non era disponibile (e spesso anche quando lo era), è stato un 4-4-2 o un 4-3-1-2 con Isco alle spalle di Ronaldo e Benzema, e Casemiro vertice basso di un centrocampo a rombo.

Nel Liverpool non ci sono assenze che non fossero già note da tempo. Il centrocampista Alex Oxlade-Chamberlain manca da fine aprile per un infortunio a un ginocchio, e il difensore centrale Joel Matip manca da ancora più tempo a causa di una lesione muscolare.

Sondaggio: come finisce Real Madrid-Liverpool, nei 90 minuti

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L’ex pugile ed ex campione mondiale dei pesi massimi Vitali Klitschko, attuale sindaco di Kiev, dice 3-3, e che la città di Kiev “ha già vinto”.

Le probabili formazioni

REAL MADRID (4-3-3): Navas; Carvajal, Varane, Sergio Ramos, Marcelo; Casemiro, Kroos, Modric; Bale (Isco), Cristiano Ronaldo, Benzema.
LIVERPOOL (4-3-3): Karius; Alexander-Arnold, Lovren, van Dijk, Robertson; Wijnaldum, Henderson, Milner; Salah, Firmino, Mané.

PROBABILE RISULTATO: 2-2
GOL (1.44,Betfair)
OVER 2.5 (1.50, Betfair)
X2 PRIMO TEMPO/1X SECONDO TEMPO (2.57, planetwin365)
CRISTIANO RONALDO MARCATORE (1.75, Goldbet)
FANTASY GOALSCORER: CRISTIANO RONALDO VS SALAH: 1 (2.50, Goldbet)
CASEMIRO AMMONITO (2.50, Eurobet)
ASSIST MARCELO (4.00, Eurobet)