Champions League: come gioca il Liverpool di Jurgen Klopp

Sabato prossimo il Liverpool si giocherà la finale di Champions League 2017-2018 contro il Real Madrid, vincitore delle ultime due edizioni. Non è un’anomalia vedere il Real in finale, si capisce, ma non era per niente scontato che ci arrivasse il Liverpool. Non ha avuto il più difficile dei percorsi possibili, nella fase eliminatoria, ma avrebbe reso la vita difficile a qualsiasi squadra. Cerchiamo di capire come gioca e come potrebbe giocare contro il Real la squadra allenata da Jurgen Klopp per la terza stagione consecutiva.

Il Liverpool è arrivato in finale di Champions League battendo il Porto agli ottavi di finale, il Manchester City ai quarti e la Roma in semifinale. In queste sei partite, noncurante del rischio di “prenderle” contro avversari di ottimo livello, ha segnato complessivamente diciassette gol. E per quanto riguarda quantomeno la Roma e il Manchester City c’è da considerare che non hanno affatto difese deboli: generalmente tutti quei gol, in singole partite contro altre squadre, in questa stagione non li hanno mai presi.

Intensità. Pressing. Velocità.

Le abituali richieste dell’allenatore Jurgen Klopp ai calciatori delle sue squadre sono state pienamente soddisfatte nel Liverpool, grazie soprattutto ai tre formidabili attaccanti – Mohamed Salah, Sadio Mané e Roberto Firmino – che hanno giocato la loro migliore stagione di sempre. Senza il lavoro fondamentale di questi tre attaccanti il Liverpool non sarebbe riuscito ad arrivare in finale di Champions League, né a concludere al quarto posto un campionato competitivo come la Premier League, perché di difetti la squadra ne ha comunque parecchi. I principali sono i due portieri poco affidabili e i difensori non eccezionali, sebbene l’acquisto di Virgil van Dijk, per quanto strapagato, abbia notevolmente migliorato la qualità media del reparto.

Il punto di forza del Liverpool sono i tre attaccanti titolari, e non soltanto per il numero complessivo di gol e assist stagionali, che pure è allucinante (Salah 44 gol e 16 assist, Mané 19 gol e 9 assist, Firmino 27 gol e 17 assist). Il vero valore aggiunto è il lavoro che quei tre svolgono in fase di non possesso palla, determinante per l’intero impianto di gioco della squadra. Di fatto sono i primi difensori del Liverpool, per via del loro pressing sempre attivo sui portatori di palla avversari favorito dalla loro velocità e dalla loro abilità nei contrasti. In pratica danno pochissimo tempo a difensori e centrocampisti avversari per compiere passaggi precisi e impostare l’azione. Persino il Manchester City di Guardiola, forse la squadra più organizzata al mondo nel costruire il gioco palla a terra dalla difesa, ha sofferto tantissimo quando ha affrontato il Liverpool, vincente sia in Premier League che nei quarti di Champions.

Il punto debole

Il Liverpool non sa difendere bene con il baricentro basso, giocando in modo passivo, e lo ha dimostrato soprattutto nel secondo tempo della semifinale di ritorno contro la Roma (in cui ha preso tre dei quattro gol totali). Quando attaccanti e centrocampisti non fanno pressing e quindi non si “innesca” il recupero palla aggressivo con immediata salita della linea di difesa, il Liverpool mostra tutta la sua vulnerabilità difensiva. Né può affidarsi alle parate di Loris Karius, considerato il titolare, o di Simon Mignolet, portieri incerti sia nelle uscite che tra i pali nei tiri dalla distanza (basta ricordare la mezza papera di Karius sul tiro di Kolarov nella partita di andata contro la Roma).

Una tipica azione del Liverpool

Rispetto ai tempi in cui allenava il Borussia Dortmund e rispetto alla sua prima fase al Liverpool, Klopp ha reso meno rigidi i suoi principî di gioco. Grazie alla straordinaria velocità dei suoi attaccanti, il pressing non deve necessariamente essere altissimo, e cioè non viene praticato già dall’area di rigore avversaria (come funziona nel Manchester City, per esempio). Quello del Liverpool comincia il più delle volte poco avanti la linea di centrocampo. Tutta la squadra resta compatta, le linee di difesa e centrocampo vicine tra loro, e i tre attaccanti si mettono subito all’inseguimento del pallone. Una volta riconquistato il pallone, pur trovandosi in una posizione relativamente più distante dalla porta avversaria, il Liverpool sfrutta le accelerazioni di Salah e Mané e la grande tecnica e precisione di Firmino, e arriva in porta in pochi secondi.

Il Liverpool di Jurgen Klopp ha inoltre una certa abilità a sfruttare il classico contropiede, quando riesce a riconquistare il pallone nella propria metà campo e la squadra avversaria è sbilanciata. Sono situazioni di gioco che si verificano spesso dopo un calcio d’angolo o una punizione sulla trequarti non ben sfruttati dall’avversario. Non a caso quella di Klopp è la squadra che ha segnato più gol da contrattacchi in Premier League (9) e in Champions League (13).


Come potrebbe giocare contro il Real Madrid

Sul piano tattico il Liverpool potrebbe affrontare la finale di Champions League come ha giocato la partita di andata contro il Manchester City nei quarti di finale, vinta 3-0. Il modulo sarà senza dubbio il 4-3-3, e in fase di non possesso palla il pressing potrebbe cominciare subito dopo la metà campo per “tagliare” le linee di passaggio a disposizione di Casemiro. Contro Fernandinho, nella partita di andata contro il Manchester City, ha funzionato: quelle interruzioni hanno permesso di recuperare il pallone e proiettare la squadra verso la porta avversaria.

Però il Real Madrid è una squadra diversa dal Manchester City: non ha una ferrea organizzazione di gioco, e la costruzione dal basso viene affidata da Zidane all’istinto e all’estro dei suoi calciatori. Potrebbe bastare un dribbling riuscito di Marcelo o di Modric a centrocampo, oppure una verticalizzazione illuminante di Kroos, per aggirare facilmente il pressing avversario e trovarsi in una situazione d’attacco molto favorevole. Alla lunga il rischio di subire gol il Real dovrà correrlo in ogni caso, magari al primo eventuale errore in disimpegno o in fase di costruzione. E da questo punto di vista il Liverpool di quest’anno è stato sempre molto concreto e “cinico” in fase di realizzazione. Inoltre la scarsa propensione dei due terzini del Real alla fase difensiva, specialmente di Marcelo, potrebbe essere sfruttata dal Liverpool non soltanto con gli esterni ma anche tramite il terzino Alexander Arnold, un calciatore veloce e abile in fase d’attacco.