Tentare il tutto per tutto. I Knicks, a un passo da una prematura eliminazione, sono costretti a giocare la partita perfetta. In tal senso, il fatto che gara 5 si disputi al Madison Square Garden può dare una mano agli uomini di Woodson, autori di due prestazioni da dimenticare in quel di Indianapolis. Gara 4 è stata una riedizione di gara 3, se non addirittura peggiore: la compagine newyorchese ha tirato con il 36% facendo una fatica pazzesca al rimbalzo (54-36 a favore della squadra di casa). Numeri impensabili prima dell’inizio di questa serie. Ma al di là degli errori di New York, i Pacers si stanno guadagnando la finale della Eastern Conference – dove mancano da nove anni – grazie a una difesa impeccabile, intensa, che sta mettendo a nudo tutti i limiti degli attaccanti dei Knicks. Non a caso sia Carmelo Anthony che JR Smith (negli ultimi due match condizionato dall’influenza) sembrano spaesati e prevedibili, soprattutto nei momenti chiave della partita, braccati nella morsa dei difensori di coach Vogel. Indiana però sta stravincendo anche sotto canestro: non c’è stato confronto, finora, tra le torri dei Pacers (Hibbert e West) e quelle di New York (Chandler e Martin), con questi ultimi sistematicamente schiacciati all’interno della zona pitturata. Insomma, ipotizzare una rimonta sarebbe da pazzi, ma è allo stesso tempo difficile immaginare che i Knicks si arrendano già stanotte.
Chi dice che l’esperienza viene a galla nei momenti che contano non dice una sciocchezza. La prova lampante l’hanno data gli irriducibili San Antonio Spurs, due notti fa, in gara 5 contro i Warriors. In Texas, se escludiamo la rimonta degli ospiti a fine terzo quarto, è stata una partita a senso unico. Evidentemente i veterani di coach Popovich hanno capito che le fortune di Golden State dipendono soprattutto dalla produzione della coppia Curry-Thompson: entrambi sono stati annullati da una difesa asfissiante. Il primo, va detto, non era e non è al meglio, vittima di un brutto infortunio alla caviglia destra che lo tormenta da quasi una settimana. Per quanto riguarda il secondo, invece, all’At&t Center non è stato pervenuto (4 punti in 36 minuti e con un 2-8 dal campo). E nonostante le buone prove di Barnes e dell’altalenante Jack, i Warriors non hanno potuto nulla davanti all’ennesimo capolavoro di Tony Parker. Il francese nel terzo quarto ha perso per mano San Antonio e, insieme alle triple degli ottimi Green, Leonard e Ginobili, ha deciso il match, confezionando il 3-2 nella serie per i neroargento (25 punti più 10 rimbalzi per il play dei texani). Stanotte una gara 6 che preannuncia colpi di scena. Si fa ritorno nella bolgia gialla di Oakland, in California: scordatevi gara 5. Golden State spenderà tutte le energie rimaste per arrivare a gara 7, anche con un Curry a mezzo servizio.

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