Francia-Marocco, perché sono rivali: la storia in pillole

Francia-Marocco, lo si può considerare un vero e proprio “derby” quello che mercoledì andrà in scena nella seconda semifinale del Mondiale. 

Una straordinaria favola calcistica, che forse solamente questo sport è in grado di raccontare. Prevedere che il Marocco si spingesse così lontano, tanto da arrivare all’ultima settimana della rassegna iridata, era davvero arduo. E chi c’è riuscito a prevederlo, scommettendoci su, ha vinto un milione di euro. Quella allenata da Walid Regragui è la prima nazionale africana ad approdare alle semifinali della Coppa del Mondo e sedersi all’esclusivo tavolo delle prime quattro. Un’impresa destinata ad occupare un posto speciale e da cui è impossibile non farsi coinvolgere. Ma questo Mondiale, per l’orgoglioso popolo nordafricano, è anche un modo per poter riscrivere la propria storia, riscattare e fare i conti con il suo doloroso passato, fatto di colonizzazioni, povertà e diaspore obbligate. E perché no, prendersi una sorta di “rivincita” – ovviamente a livello simbolico – verso quei Paesi europei a cui il suo destino, in maniera diretta o indiretta, è indissolubilmente legato.

Francia-Marocco, perché sono rivali: la storia in pillole
Tifosi marocchini e francesi a Parigi ©️Ansafoto

Prima la vittoria decisiva nei gironi contro il Belgio, dove ormai dagli anni ’70 sono il gruppo etno-culturale in assoluto più numeroso. Poi lo strepitoso successo ai calci di rigore contro la Spagna “vicina di casa”, con la quale i rapporti in termini geopolitici continuano ad essere sempre molto tesi. In particolar modo per via della storia rivendicazione delle città autonome di Ceuta e Melilla, due enclavi spagnole situate sulla costa marocchina. E della questione del Sahara occidentale, che qualche giorno fa via abbiamo accennato qui.

Francia-Marocco, in territorio francese vivono più di 700mila immigrati marocchini

Francia-Marocco, perché sono rivali: la storia in pillole
Un tifoso del Marocco sfila sugli Champs-Elysées ©️Ansafoto

L’ennesimo capolavoro i ragazzi di Regragui l’hanno realizzato ai quarti di finale, mettendo la museruola all’attacco del Portogallo e spegnendo l’ultimo grande sogno di Cristiano Ronaldo. La rete del centravanti del Siviglia En-Nesyri ha permesso ai Leoni dell’Atlante di entrare dritti nella storia dei Mondiali nonché di un intero continente. In semifinale troverà la Francia campione del mondo in carica, fresca di vittoria con l’Inghilterra. Sarà uno scontro denso di significati, che esulano dal calcio. Per farsi un’idea di quante cose abbiano in comune questi due Paesi, basta vedere ciò che accaduto sabato sera sugli Champs-Elysées parigini, dove a distanza di qualche ora i tifosi magrebini e quelli francesi si sono riversati per festeggiare il passaggio del turno delle rispettive nazionali.

Sono oltre 700mila gli immigrati marocchini che risiedono Oltralpe, il secondo gruppo dopo gli algerini. Senza contare quelli di seconda generazione, che oltrepassano il milione. Lo stesso commissario tecnico Regragui fa parte di quest’ultimi, essendo venuto alla luce nel 1975 a Corbeil-Essones, nella regione dell’Ile-de-France. Ed avendo fatto tutta la trafila da calciatore professionista in Francia (tranne una piccola parentesi in Spagna con il Racing Santander). Va da sé che compiere un altro miracolo avrebbe un valore doppio.

Il Marocco infatti fu un protettorato francese dal 1912 al 1956, anche se al momento del disfacimento dell’impero coloniale non ci fu bisogno di una guerra come avvenne invece per l’Algeria. La speranza è che qualunque sia l’esito della semifinale non ci siano scontri: la Polizia francese intanto sta pensando di schierare oltre mille tra poliziotti e gendarmi per far sì che i festeggiamenti non sfocino in violenza.