Superenalotto, lotterie e altri “guai”: presa a martellate dopo la vincita

Superenalotto e lotterie, a volte le vincite possono essere fatali: la storia dell’autista baciato dalla fortuna è finita in modo assurdo.

C’è chi, come l’uomo di cui vi abbiamo parlato qualche giorno fa, sogna di vincere al Superenalotto o al Gratta e Vinci per poter regalare un futuro migliore e più sereno alla propria famiglia. E poi c’è chi, invece, avido di denaro, non ha alcuna intenzione di condividere con gli altri il premio che la dea bendata ha inteso riservargli.

Superenalotto

Appartiene proprio a questa seconda categoria il fortunello di Glasgow, in Scozia, che nel 2012 ha vinto 3 milioni di sterline all’EuroMillions. L’uomo, un autista, aveva tentato il tutto e per tutto, nel tentativo di sbarcare il lunario, giocando alla lotteria insieme ad altre 11 persone.

La fortuna in quell’occasione decise di premiare l’audace gruppetto di autisti, concedendo loro un premio pazzesco del valore complessivo di 38 milioni di sterline. Vincita che poi venne debitamente suddivisa tra i vari giocatori che avevano contribuito all’acquisto del biglietto.

Superenalotto e lotterie, fortunati ma avidi

Superenalotto
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E fin qui non ci sarebbe nulla di strano, sarebbe una storia tutto sommato normale. I problemi sono arrivati dopo per Alex Robertson, uno degli uomini cui era spettata una percentuale del lauto premio messo in palio dalla lotteria scozzese. L’autista non ha infatti voluto condividere con nessuno la propria vincita. E con nessuno intendiamo neanche i figli.

Si è rifiutato di dare loro dei soldi e si è limitato a regalargli 200 sigarette, una bazzecola rispetto alla cifra vinta, come avrebbero raccontato i due fratelli. Che, totalmente increduli, avrebbero poi fatto qualcosa di altrettanto grave.

Per vendicarsi hanno distrutto a martellate l’auto, nuova di zecca, che il padre aveva acquistato con i soldi della lotteria. Dopodiché si sarebbero autodenunciati alla polizia, ma non è finita qui. Anche il padre ha provveduto a denunciarli per molestie, affermando di aver più volte ricevuto messaggi intimidatori e minacciosi da parte dei figli.