Sinner, divorzio definitivo: galeotto fu Alcaraz

Sinner, la notizia è ormai ufficiale. Cosa si nasconde dietro questo addio improvviso e qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. 

La puzza di bruciato era appena percettibile, ma chi è dotato di un olfatto fine la sentiva eccome. E possiamo citare almeno due episodi che sembrerebbero dimostrare come la rottura tra Jannik Sinner e Riccardo Piatti sia maturata nel tempo. Non è stata improvvisa. Non si può parlare di fulmine a ciel sereno. Solo di una “relazione” che si è deteriorata nel tempo e per diverse ragioni.

Sinner
©️LaPresse

Col senno di poi appare evidente che lo sfogo del tennista a Melbourne, al culmine di un primo set complicatissimo contro Taro Daniel, non fosse altro che la punta dell’iceberg. Su quel siparietto comico i media c’avevano riso su, ma quella frase rivolta al suo coach – “Io uso la testa, ma tu devi stare calmo!” – nascondeva probabilmente un certo malcontento.

Una settimana fa, poi, una frase di mister Piatti ci aveva fatto storcere il naso. Come vi avevamo raccontato qui, l’allenatore, interrogato sul futuro di Jannik, si era lasciato andare ad una considerazione non troppo felice: “Ancora non ha fatto niente” aveva detto del suo allievo, come se essere tra i primi 10 al mondo a 20 anni fosse un traguardo di poco conto.

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Sinner e Piatti si dicono addio: cosa c’è dietro la rottura

Sinner
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Ma perché Sinner e Piatti hanno deciso di mettere un punto a questo rapporto storico? Le ragioni di questa rottura sarebbero da rintracciarsi, come riferisce il Corriere della Sera, nella volontà di Jannik di assoldare un super coach. Carlos Alcaraz lo ha già fatto e gli ottimi risultati da lui raggiunti, grazie all’intervento di Juan Carlos Ferrero, lo avevano convinto della validità di questa ipotesi.

Mister Piatti però non l’aveva presa bene. Non avrebbe perso il suo pupillo, ma non gli piaceva proprio l’idea di doverlo condividere con qualcuno e di dover cercare un compromesso tra due metodi di allenamento che sarebbero stati certamente diversi. E così, è andato tutto a scatafascio.

Questo spiegherebbe tra l’altro come mai l’allenatore di Sinner non abbia mai contattato John McEnroe, nonostante lo stesso si fosse più volte candidato a ricoprire questo ruolo. Ora che la rottura si è consumata potrebbe essere arrivato il suo momento, o forse no. Di nomi sul tavolo ce ne sono a bizzeffe e toccherà all’altoatesino, ora libero da condizionamenti, scegliere a chi affidare il proprio destino.