Berrettini-Nadal e l’importanza di essere scaramantici: una gara all’ultimo tic

Berrettini-Nadal, ecco quali sono i rituali e le manie più esilaranti dei due campioni che si affronteranno in semifinale a Melbourne.

Novak Djokovic medita, Andrey Rublev ordina sempre lo stesso piatto. Stefanos Tsitsipas non può usare uno shampoo e un bagnoschiuma che non siano “quelli” e Fabio Fognini, cascasse il mondo, deve lavarsi sempre e comunque nello stesso box doccia. Di superstizioni e strane manie n’è pieno il mondo, ma non c’è nessuno che sotto questo punto di vista possa battere un tennista.

Rafael Nadal è il re assoluto dei tic e dei gesti scaramantici. E anche Matteo Berrettini, seppur indubbiamente più razionale del maiorchino, ha i suoi riti da osservare. Sia prima di scendere in campo che in partita. Motivo in più per pensare che quella di dopodomani sarà una gara divertentissima, sia tennisticamente parlando che per questi siparietti alquanto comici.

Sulle manie dello spagnolo ci si potrebbe scrivere un’enciclopedia, ma alcune sono più esilaranti di altre. Alludiamo a quelle da desperate housewife, in virtù delle quali Rafa non torna a giocare dopo una pausa senza aver prima posizionato l’asciugamano in un certo modo (come nel video in basso). Rassettare prima di ogni game è fondamentale: non sia mai che qualcuno passi a salutarti in panchina senza preavviso e trovi tutto in disordine. Che figura ci fai?

Berrettini-Nadal, tra tic e “pistolettate” sarà una gara da non perdere

A livello di dritto non lo batte nessuno, ma come stende i panni in campo lui, questo è poco ma sicuro, nessun altro. Il suo lungo rituale da campione contempla comunque molte altre regole auree. Guai a servire senza aver prima sistemato le ciocche ribelli dietro l’orecchio e pettinato al volo le sopracciglia indisciplinate. E non chiedetegli neanche di giocare se slip e pantaloncini si sono spostati di un micromillimetro: non si può. Anche in questo caso, prima si sistema, poi se tutto è in ordine si serve e si vince.

Matteo Berrettini, insomma, è spacciato. Raggiungere certe vette di scaramanzia è difficile perfino per uno come lui, che pure è avvezzo alle missioni impossibili e alle battaglie cinematografiche. I riferimenti alle gare contro Alcaraz e Monfils non sono puramente casuali. Anche i suoi riti, ben distanti da quelli propri di Nadal in versione casalinga disperata, sono parecchio strambi e divertenti.

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Dopo ogni ace soffia sul manico della racchetta, ché a tratti pare un pistolero nel bel mezzo del Far West che si gingilla per avere appena sparato il suo colpo migliore. Prima di giocare, poi, ha la mania di posizionare sempre allo stesso modo le due bottiglie d’acqua che porta con sé nell’arena. E di sciogliere all’interno di una di esse, seguendo un iter che non cambia mai, gli integratori. Non cambia mai neanche il modo in cui stende sulla panchina la collana con la rosa dei venti che gli ha regalato mamma Claudia. Senza dimenticare, ovviamente, il suo feticcio numero uno: il cappellino indossato al contrario, con la visiera sulla nuca. Che senza quello, se è vero come dicono che certi riti portano fortuna, forse non sarebbe mai arrivato dov’è oggi.