La prima volta di Berrettini e degli italiani: non era mai successo

Berrettini si batte come un leone e ha la meglio su Alcaraz. Vincendo questo match ha fatto suo l’ennesimo record tutto italiano. 

I bookmaker non avrebbero scommesso un solo centesimo su di lui. Ma Matteo Berrettini, si sa, trova sempre il modo di sorprendere. Di stupire con il suo gioco e con la sua determinazione. Di regalare nuove speranze agli italiani e, perché no, di riaccendere in loro quell’interesse, che pareva ormai sopito, nei confronti del tennis.

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Oggi, dopo oltre quattro ore di gioco intenso e spettacolare, ha battuto Carlos Alcaraz. Un avversario che pareva inarrivabile, tanto esponenziale è stata la sua crescita nel corso degli ultimi mesi. Ma il romano ha saputo dimostrare, in quest’occasione, che la prestanza fisica e l’età non sono le sole variabili capaci di incidere sullo score.

La sua esperienza, unita a quel pizzico di saggezza che è mancata invece allo spagnolo, hanno fatto la differenza in questo match destinato a passare agli annali. Berrettini era avanti di due set, Alcaraz ha poi rimontato. Tutto sembrava ormai scritto quando, uno scatto d’orgoglio tutto italiano, ha permesso che il miracolo prendesse forma.

Berrettini agli ottavi di uno Slam per la quinta volta di fila

Berrettini
©Getty Images

Battendo il baby-fenomeno, considerato l’erede di Rafael Nadal, si sono così spalancate per il numero 7 del mondo le porte degli ottavi di finale degli Australian Open. E dietro questa conquista, già di per sé importantissima, si nasconde un altro record che ha inorgoglito ancor più i suoi sostenitori.

L’esito di questo scontro tra titani ha permesso a Berrettini di raggiungere gli ottavi per il quinto Slam di fila. Cosa che, come sottolinea su Twitter il giornalista di SuperTennis Giorgio Spalluto, “non era mai successa in casa Italia”.

Matteo si conferma l’uomo delle prime volte, dunque. È il primo azzurro ad avanzare tanto e bene nei tornei che più contano e, come certamente ricorderete, è stato anche il primo italiano ad arrivare in finale a Wimbledon in 144 anni. E sognare, da quando i riflettori si sono accesi su di lui, non è mai sembrato più legittimo di così.