Berrettini, dopo il silenzio la rivelazione: quello che non sapevamo sulla finale di Wimbledon

Berrettini
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Berrettini rompe il silenzio e svela il suo segreto. Ecco cosa ha raccontato in un’intervista il numero due di Wimbledon.

Non lo ha mai dato a vedere. Non una smorfia, non una parola. Solo quella fascia “sospetta”. Non ha tradito il suo segreto neanche per un istante. Uno spettatore poco attento non si sarebbe mai accorto, quindi, che Matteo Berrettini non stava “lottando” solo contro Novak, ma anche contro il dolore. Un dolore che non è comparso successivamente, come in molti credevano, ma addirittura alla vigilia della finale.

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In una lunga intervista rilasciata al Messaggero, giunta dopo un silenzio che pareva interminabile, il numero due di Wimbledon ha svelato molti dettagli sull’infortunio che lo ha costretto a rinunciare alle Olimpiadi. Su quella lesione al quadricipite della quale si era accorto già in semifinale, ancor prima di sapere che sarebbe stato proprio lui, e non Hurkacz, a staccare il biglietto per l’atto finale sul prato londinese.

È andato avanti comunque e in barba a tutto, il tennista romano. A dispetto, soprattutto, di quella gamba che tirava e di quel dolore che, rovescio dopo rovescio, si faceva sempre più acuto. «Quella finale – ha raccontato alla testata – l’avrei giocata anche con una gamba sola. Voi che avreste fatto? Potete biasimarmi?».

Berrettini vuota il sacco: era infortunato già in semifinale

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No, non possiamo biasimarlo. Certo che no. Non è che capiti proprio tutti i giorni, di avere l’occasione di duellare con il re del tennis internazionale, ecco. Peccato solo che l’essersi spinto tanto in là, nel tentativo di ignorare un infortunio del quale era perfettamente a conoscenza, lo abbia privato, poi, di quello che il campione non esita a definire il sogno di una vita: l’Olimpiade.

Non dev’essere stato facile, per lui, metabolizzare quella rinuncia. Lo si evince chiaramente, d’altro canto, dalle sue parole: «Non mi nascondo – ha rivelato al Messaggero – sono stato molto male. Sono passato dalla felicità immensa, io in finale a Wimbledon poi premiato da Mattarella e Draghi, infine vincitore morale, diciamo così, insieme ai ragazzi della Nazionale che avevano vinto davvero. Insomma, dal momento più bello sono precipitato in quello più brutto. Gli infortuni fanno parte della carriera di un atleta, ma questo mi ha privato di un sogno che rincorrevo fin da ragazzo, l’Olimpiade».

Si è isolato. Da tutto e da tutti. Ne è uscito solo grazie al supporto del suo team, dice. Ma ora, Berrettini lo sa, è tempo di voltare pagina. È già in viaggio, alla volta di una nuova avventura. La sua corsa verso l’Olimpo dei tennisti ripartirà da Cincinnati. Poi, ci saranno gli Us Open. E ancora, le finals di Torino e la Coppa Davis, a fine stagione. Di occasioni per rifarsi, dopo il forfait alle Olimpiadi, ne avrà parecchie. E con una grinta come la sua, chissà quanto lontano arriverà.