Green Pass, attenti al rischio truffa: l’avviso ufficiale del Garante

Green Pass
(©Getty Images)

Green Pass, il Garante della privacy lancia l’allarme. Ecco cosa non devi fare se ci tieni alla riservatezza dei tuoi dati.

Entrerà in vigore dal 1° luglio prossimo, il Green Pass che dà ai cittadini italiani la possibilità di circolare liberamente sul territorio nazionale e in Europa. Molti di loro lo hanno già richiesto, in vista dell’estate, in maniera tale da ricevere in tempo per le vacanze la certificazione che attesta l’avvenuta guarigione, la vaccinazione o la negatività al Covid.

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Una volta effettuato il download, il Green Pass si presenta sotto forma di codice QR. Lo si potrà sfruttare, tra le altre cose, anche per prendere parte agli eventi pubblici che, da qualche tempo, hanno riaperto le porte al pubblico.

Quel codice, apparentemente incomprensibile, contiene in realtà tutti dati personali che permettono al cittadino di ottenere la certificazione verde europea. Andrebbe mostrato, in quanto tale, solo ed esclusivamente al personale che, per legge, sia autorizzato a controllarlo.

Green Pass, tiene per te il codice QR

Green Pass
(©Getty Images)

Questo significa che il codice QR del Green Pass non va condiviso con nessuno. E che è altamente sconsigliabile, ovviamente, pubblicarlo sui social network. Ma, ahinoi, molti lo hanno già fatto in questi ultimi giorni, come fosse un trofeo da esibire con fierezza nelle piazze virtuali.

Farlo è assolutamente controproducente. A dirlo è il Garante della privacy, che si è fatto promotore di una campagna informativa spiegando cosa ci sia all’interno di quella chiave d’accesso altrimenti detta QR Code. Contiene dati anagrafici e informazioni relative al nostro stato di salute, facilmente decifrabili da chi conosce bene il mondo dell’informatica.

Servono degli strumenti ad hoc per “bucare” il codice e molti, purtroppo, ne sono in possesso. Questo significa che pubblicare la foto del Green Pass equivale a diffondere in rete, in maniera peraltro consensuale, tutti i propri dati personali. Nonché a favorire il fenomeno dei Green pass clonati, che potrebbe avere pericolosissime ripercussioni sull’andamento della pandemia.