Anne McLaren e la fecondazione in vitro ai tempi del coronavirus

Anne McLaren
(Pixabay)

Anne McLaren, chi è la scienziata del doodle di oggi e quale contributo ha dato ai fini dello sviluppo della fecondazione in vitro.

Avrebbe compiuto la bellezza di 94 anni, oggi, Anne McLaren. Un nome che potrebbe non essere noto a chi non bazzica nel mondo della scienza, ma che è famosissimo, invece, nell’ambito della biologia dello sviluppo. Questa straordinaria genetista britannica, scomparsa nel 2007, ha dato un contributo così importante, sul fronte della fecondazione in vitro, da essere una delle scienziate principali del 20° secolo.

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Non è un caso, perciò, che Google abbia deciso di dedicarle il doodle del 26 aprile, che sarebbe poi il giorno del suo compleanno. Ma per cosa la si ricorda, in particolare? Per i suoi studi sugli embrioni di topo in vitro, innanzitutto, che le hanno permesso di dimostrare che anche al di fuori dell’utero materno si possono creare degli embrioni sani. Ma anche, ovviamente, per il suo lavoro sul tema fecondazione in vitro, pubblicato nel 1958 e diventato subito un testo di fondamentale importanza per l’embriologia.

Grazie a questo lavoro, la McLaren entrò poi a far parte del Comitato Warnock, che ebbe a sua volta un ruolo essenziale ai fini dell’approvazione, da parte del Parlamento britannico, del Human Fertilisation and Embryology Act. Si tratta della legge che, a partire dal 1990, ha dato il via libera alla coltura in vitro di embrioni umani fino al 14° giorno dopo la fecondazione.

Così Anne McLaren ha reso possibile la procreazione assistita

Anne McLaren
Anne McLaren (Instagram)

Giacché siamo in tema, cerchiamo ora di capire come funzioni la fecondazione assistita ai tempi del Covid. La buona notizia è che il Coronavirus non ha paralizzato questo “settore” e che, di conseguenza, le donne in cerca di una gravidanza possono tranquillamente recarsi nei centri autorizzati senza alcun problema.

Va da sé, naturalmente, che la pandemia abbia reso necessaria l’adozione di misure di sicurezza e di protezione sempre più stringenti. Ma, nonostante questo, ci si può sottoporre ugualmente ai trattamenti di riproduzione assistita che oggi, come detto, sono possibili anche grazie all’incredibile lavoro di Anne McLaren.

Come si legge, poi, sul sito di Ivi, la clinica specializzata in fecondazione assistita, «non esiste una base scientifica che sconsigli il trattamento di procreazione medicalmente assistita, o che imputi a questi trattamenti un maggior rischio di contagio». Chi intendesse iniziare un trattamento, quindi, potrà farlo nonostante il Covid.