Il caso unico del campionato di calcio bielorusso

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Lo stadio Dinamo di Minsk, in Bielorussia (bigstockphoto/arcadi62)

Il principale campionato di calcio bielorusso, la Vysejsaja Liha, è cominciato come da programma il 19 marzo scorso. Rispetto ai calendari dei più noti campionati europei quello del calcio in Bielorussia segue una stagionalità diversa. Si gioca da marzo o aprile a novembre o dicembre, per evitare alle squadre i mesi più freddi dell’anno. Della Vysshaya Liga si parla ormai da diverse settimane perché è l’unico campionato di calcio d’Europa a non aver subìto restrizioni per effetto della pandemia da coronavirus.

In Bielorussia le partite di calcio si giocano regolarmente, e gli spettatori possono liberamente accedere agli stadi. Cinema e teatri sono rimasti aperti, così come scuole, ristoranti, bar, mercati e chiese. Le decisioni del governo sono state prese da subito in aperto contrasto con il modello prevalentemente seguito nel resto del mondo. L’idea sostenuta dal Ministero della Salute bielorusso è che le restrizioni e l’isolamento siano inefficaci e inutili in assenza di un controllo attivo della popolazione infetta, che il governo sostiene di poter monitorare.

La Bielorussia, un paese con 9,5 milioni di abitanti, è una repubblica presidenziale che molti studiosi e osservatori trattano da tempo come l’ultima dittatura d’Europa. Il suo presidente, Alexander Lukashenko, è in carica dal 1994. Alle elezioni più recenti, a novembre scorso, ha ottenuto tutti i seggi della camera più importante del parlamento nonché l’unica eletta direttamente dal popolo. “Non ci sono virus qui”, ha detto Lukashenko di recente, sostenendo che le misure adottate da altri paesi siano la conseguenza di una “psicosi di massa”.

Quanti casi di coronavirus sono riportati

I casi di contagi registrati in Bielorussia sono attualmente 8022, un numero cresciuto con una certa rapidità soprattutto negli ultimi giorni. I morti risultati positivi al coronavirus sono 58, e il presidente Lukashenko ha più volte tenuto a ribadire che “in Bielorussia non c’è nemmeno una persona che sia morta unicamente a causa del coronavirus”.

Nonostante le rassicurazioni del governo e l’assenza di restrizioni, molte persone hanno autonomamente scelto di isolarsi in casa e diversi esercizi commerciali sono chiusi. A Minsk, la capitale, circa il 60 per cento degli studenti sta saltando la scuola. Giovedì 23 aprile, accogliendo in parte le indicazioni provenienti dall’Organizzazione mondiale della sanità, il presidente ha soltanto detto che se necessario predisporrà un coprifuoco per limitare gli spostamenti.

La decisione di non interrompere il campionato di calcio ha generato molte contestazioni. L’affluenza agli stadi è drasticamente calata. In quello della Dinamo Brest, campione in carica, il club ha cominciato a sistemare sui posti a sedere dei manichini con il volto stampato dei tifosi che acquistano i biglietti. Intanto i principali gruppi ultrà di dieci squadre del campionato – su sedici in totale – hanno unitamente deciso di disertare lo stadio.

Zero contagi dichiarati tra i calciatori in Bielorussia

Il caso unico rappresentato in Europa dalla Bielorussia permette per altri versi di osservare le conseguenze in ambito sportivo di certe scelte molto contestate. Occorre tuttavia premettere che secondo un’opinione largamente diffusa tra i media esteri i dati forniti dal Ministero della Salute bielorusso sarebbero deliberatamente sottostimati, con l’obiettivo di non provocare danni all’economia del paese.

Al momento, alla sesta giornata della Vysshaya Liga, non risultano casi di Covid-19 tra i calciatori del campionato bielorusso.

Un medico del pronto soccorso di Vitebsk, una delle principali città del paese, al confine con la Russia, ha parlato al Telegraph chiedendo di rimanere anonimo. “Siamo pieni di lavoro, gli ospedali di Vitebsk sono saturi e hanno cominciato a usare anche quelli fuori città”, ha detto. Le autorità sanitarie bielorusse hanno smentito questa notizia. Vitebsk è una delle città in cui i casi registrati hanno iniziato ad aumentare prima che altrove.