Qatar 2022, Francia senza pace: insulti pesanti dopo il ko

Qatar 2022, la Francia è senza pace: oltre i cori razzisti contro Mbappé un’altra polemica scuote la nazionale di Didier Deschamps

A questi appuntamenti di solito ci si deve avvicinare con la massima calma, o almeno così si spera. Tutt’altro di quello che sta succedendo all’interno del ritiro della Francia di Didier Deschamps, già scossa per l’infortunio di Nkunku – al suo posto, il commissario tecnico, ha deciso di chiamare Kolo Muani dell’Eintracht Francoforte – e da quelli precedenti che hanno colpito Pogba, Kanté, Maignan e Kimpembe: nessuno farà parte della spedizione.

Qatar 2022, Francia senza pace: insulti pesanti dopo il ko
Deschamps, commissario tecnico della Francia ©️LaPresse

In questo momento le cose non vanno benissimo all’interno della nazionale campione in carica e che è partita ieri alla volta di Doha. In primis per la questione cori razzisti contro Mbappé da parte di alcuni tifosi dell’Argentina ai quali non è andata giù la doppietta con la quale il giocatore del Psg ha eliminato dal Mondiale russo la nazionale albiceleste. E questo è successo a TyC Sports durante una diretta: “Giocano per la Francia ma sono tutti dell’Angola” si è sentito dire. Una situazione che anche il giornalista, sorpreso di quello che stesse succedendo, ha cercato di evitare. Ma ormai il danno era stato fatto.

Qatar 2022, insulti contro Camavinga

Qatar 2022, Francia senza pace: insulti pesanti dopo il ko
Eduardo Camavinga ©️LaPresse

E poi c’è il caso interno: tutti contro Camavinga. O quasi. In molti hanno perdonato il centrocampista del Real Madrid reo, con un’entrata decisa, di aver tolto dal Mondiale Nkunku. Ma molti altri non gli hanno mandato a dire tutto il loro disprezzo: eccessivo, incredibile, fuori da ogni logica. Sì, perché oltre agli insulti per l’entrata costata il Qatar al compagno di reparto – e chissà come si sente il giovane centrocampista – molti hanno deciso che era il momento buono per degli insulti razzisti che non stanno né in cielo e né in terra.

Tutti indignati, ovviamente. E tutti a cercare di capire come risolvere questa situazione. L’odio razziale sui social è quasi diventata una cosa quotidiana e al momento a nulla sono valsi gli appelli e anche alcune decisioni prese dai giocatori nel corso di questi anni. Rimangono quasi tutti impuniti. Forse è arrivato il momento di chiedere un documento nel momento dell’iscrizione. Forse in questo modo qualcosa potrebbe cambiare.