Musetti, incubo Berrettini: paura alla vigilia del sorteggio

Musetti incrocia le dita in attesa del sorteggio del tabellone principale degli Us Open: la sua paura più grande è questa.

Dopo aver vinto ad Amburgo non è più riuscito ad imporsi. Sul cemento è tutta un’altra storia e Lorenzo Musetti, che è un animale da terra, non ha ancora preso il ritmo. A New York sarà testa di serie e allora sì che dovrà mettercela tutta, se vuole brillare per la prima volta in uno Slam.

Musetti
©️LaPresse

Ha gli occhi puntati addosso, il talento di Carrara che più che un tennista pare un prestigiatore, tante sono le magie che sa fare con la sua inseparabile racchetta. Ma la pressione, per fortuna, non rappresenta un ostacolo per lui. Anzi, è tra i pochi a fare di essa un punto di forza.

«Sono abituato a gestirla da quando sono piccolo – ha detto Musetti al Corriere dello Sport – Mi hanno affibbiato l’etichetta del predestinato già dai primi tornei giovanili. Sarebbe bello scendere in campo senza dover dimostrare niente a nessuno, ma ho imparato che la pressione è un privilegio. Si aspettano tanto da te perché vali».

Musetti e la paura dei grandi servitori

Musetti
Berrettini ©️LaPresse

C’è qualcosa che però lo spaventa, in previsione degli Us Open. I sorteggi degli Slam non gli hanno mai effettivamente sorriso – al Roland Garros ha beccato al primo turno un gigante del calibro di Stefanos Tsitsipas – e sa bene, in quanto testa di serie, di dover stare attento a «non sottovalutare nessuno».

Non si riferisce ai mostri sacri del tennis, il talentuoso carrarino, quanto piuttosto ad un’altra categoria a sé stante di atleti. Quando gli viene chiesto contro chi non vorrebbe giocare a New York, la sua risposta è spiazzante: «Non mi piace giocare contro i grandi servitori come John Isner o Reilly Opelka perché non ti danno ritmo e la partita si risolve in pochissimi punti».

Musetti non lo nomina, ma sappiamo bene che anche un certo suo collega fa parte di questa classe di tennisti: Matteo Berrettini. Che sia una “critica” tra le righe al tennista romano, il cui servizio che viaggia ad oltre 200 km/h è lontano anni luce dal tennis elegante e vecchio stile del re di Amburgo?