Sinner e quell’esperienza ultraterrena: il segreto inconfessabile

Sinner e quell’altra “dimensione”: il racconto del tennista altoatesino in un’intervista è da non credere.

La parentesi verde lo ha elevato a giocatore multitasking. E sbagliava di grosso chi credeva che sull’erba non ci sapesse fare, perché a Wimbledon ha dimostrato che non c’è superficie che tenga quando sai giocare a tennis e la capacità di tirare sassate ce l’hai nel dna.

Sinner
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Per questo stesso motivo, Jannik Sinner non ha minimamente risentito del passaggio sul rosso. È partito a razzo nel torneo di passaggio di Umago. Si è imposto sul suo avversario spagnolo, Jaume Munar, in due set appena, spingendo quando ce n’è stato bisogno per contenere la reazione di un rivale che sembrava non voler mollare.

Sono passate diverse settimane dallo Slam di Church Road, eppure quell’esperienza inaspettata sembra aver segnato in maniera indelebile l’altoatesino. Quello che è accaduto all’All England Club ha effettivamente avuto dell’incredibile e ci sta che il numero 1 d’Italia ne paghi ancora lo scotto.

Sinner in un’altra dimensione: non se lo sa spiegare

Sinner
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La rimonta di Novak Djokovic gli ha insegnato tanto e non c’è momento, perfezionista com’è, in cui non ci rimugini su. Lo fa perfino di notte. “Ci penso, certo, e dopo qualche giorno di malumore – ha rivelato alla Gazzetta dello Sport, che lo ha interpellato in merito – ho cercato di vedere il lato positivo, ovvero che Nole ha dovuto alzare il livello al massimo, sennò sarebbe finita diversamente”.

Non è d’accordo con quanti ritengono che si sia arreso perché spaventato dal serbo. Quello che è accaduto può essere spiegato, a suo dire, in un altro modo. “Alla fine sembra quasi che io sia crollato – ha detto Sinner nell’intervista – invece no: è lui che mi ha portato in un’altra dimensione“.

Una sorta di esperienza ultraterrena, se vogliamo, che non è però stata del tutto negativa per il giovane Jannik. “Ti stimola, provi a capire davvero come faccia, se ci sia un segreto o un modo per riuscirci. In quante partite Nole è finito sotto di due set? Tante. Quante poi ne ha vinte? Tantissime. Nel quinto ha risposto al 92%: significa che più andava avanti la partita, più lui riusciva a leggere i miei colpi. Lavoro ogni giorno per essere sempre più imprevedibile – ha concluso – per variare ancora di più, ma serve tempo: però la strada è giusta”.