Berrettini e i problemi di cuore: non riesce a farlo

Berrettini confessa qual è la sua più grande debolezza: quello che ha rivelato in un’intervista è da non credere.

Qualche ora fa era a bordo di un aereo e si prendeva gioco del fratello Jacopo che, seduto sul sedile accanto, se la ronfava alla grande. È a Gstaad che i due Berrettini si stavano probabilmente dirigendo, dal momento che a partire da lunedì Matteo sarà impegnato tra le Alpi in un nuovo torneo.

Berrettini
©️Ansafoto

Lì cercherà un doveroso riscatto in termini di ranking, visto che i punti persi nelle ultime settimane – quelli che si era aggiudicato arrivando in finale lo scorso anno a Wimbledon – lo hanno fatto scivolare in 15esima posizione. Fuori da quella top ten che si era conquistato non senza fatica.

I suoi fan sono certi che riuscirà a riprenderselo alla velocità della luce, quel posto nell’Olimpo dei migliori. Perché il suo tennis è migliorato tantissimo – vedi i risultati incredibili in quel di Stoccarda e nel Queen’s, al rientro da un lungo infortunio – e perché ha una gran voglia, soprattutto, di farcela.

Berrettini e quella debolezza di troppo

Berrettini
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C’è qualcosa che invece proprio non riesce a fare, Matteo Berrettini. La sua grandiosità in campo è direttamente proporzionale alla sua totale incapacità di gestire le questioni di cuore. E a dirlo non siamo noi ma lui, che si è aperto con Red Bull in un podcast che è un vero e proprio esperimento mentale.

C’è un passaggio dell’intervista in cui racconta un aspetto del suo carattere del quale non avremmo mai potuto accorgerci, se non fosse stato lui a confessarlo. “Se il mondo finisse stasera – dice il tennista, rispondendo a una domanda mirata – rimpiangerei di non aver detto abbastanza a mia madre e a mio padre o alle persone che mi stanno vicine che gli voglio bene“.

“Potrei essere un pochettino più comunicativo – si rimprovera poi nel corso del podcast, ammettendo una sua palese debolezza – chiamare un po’ di più. È una cosa che continuo a dire ma che faccio fatica a fare. Non so per quale motivo, è un meccanismo strano che sta nella mia testa“. Ma ci si può sempre lavorare, no?