Berrettini, Santopadre ci aveva visto giusto: l’amuleto ha funzionato

Berrettini stavolta non si è fatto trovare impreparato: in Inghilterra ha portato con sé tutto il necessario per un’avventura senza intoppi.

Se non se l’aspettava lui, figuriamoci noi. Di Matteo Berrettini ci siamo sempre fidati ciecamente. Non c’è stato un solo istante in cui abbiamo dubitato del suo potenziale. Però, diciamocelo, non lo credevamo capace di arrivare a tanto. Di vincere due tornei in sette giorni dopo centoventi giorni di assenza.

Berrettini
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Ma il miracolo, invece, s’è compiuto. Agatha Christie direbbe che per fare una prova ci vogliono tre indizi, perché due fanno solo una coincidenza, ma ci piace pensare che il doppio successo del romano sia già di per sé una prova inconfutabile del suo ammirevole spirito di abnegazione. Non ce ne serve un terzo – benché comunque auspicabile e assai gradito – per convincerci del fatto che sia un campione nato: lo sappiamo già.

Prima Stoccarda, poi il Queen’s Club. Ora un po’ di riposo – meritato, che dite? – e poi la prova del nove: Wimbledon. Quel tappeto verde sul quale ha iniziato a scrivere una nuova storia. Quel campo che ha fatto di lui una leggenda e sul quale, ora come non mai, meriterebbe di trionfare.

Berrettini e quella “spintarella” arrivata dall’alto

Berrettini
Santopadre e la “sua” acqua santa (Instagram)

È ancora troppo presto per avanzare ipotesi. Il tabellone non è stato sorteggiato e non abbiamo la più pallida idea di cosa il fato intenda riservargli. Potrebbe andar bene, ma potrebbe anche andar male. La sola cosa di cui siamo certi è che Berrettini avrà una chance in più, se porterà con sé l’amuleto che gli ha portato così tanta fortuna a casa della regina d’Inghilterra.

I suoi aficionados sapranno già a cosa ci riferiamo. Chi segue da vicino le gesta del campione romano avrà certamente notato che Vincenzo Santopadre ha portato con sé al Queen’s qualcosa che potrebbe aver avuto un ruolo imprescindibile in questo trionfo al Club.

Una bottiglietta di acqua santa. Sì, avete capito bene. L’allenatore di Berrettini non l’ha mollata un attimo, convinto com’era, evidentemente, che servisse un aiuto “divino” per sgomberare il campo da tutti i rischi e i pericoli che avrebbero potuto mettere i bastoni tra le ruote, ancora una volta, al numero 1 d’Italia. E giacché è andata bene nel dubbio, forse, a Wimbledon converrebbe abbondare: che ce la procuriamo una cisterna, Vincè?