Sinner, c’è qualcosa che non va: domanda scomoda e reazione inaspettata

Sinner e quella domanda scomoda arrivata dopo aver sventolato bandiera bianca: la sua reazione ha sorpreso tutti quanti.

A nulla sono valsi gli scongiuri e le preghiere dei suoi supporter. Il dolore al ginocchio che aveva impensierito Jannik Sinner all’alba del terzo turno si è riacutizzato proprio ieri, nel momento peggiore. Mentre era ad un passo dal battere Andrey Rublev e dal conquistare, così, i quarti di finale del Roland Garros.

Sinner
©️Ansafoto

Ancora un infortunio. Un’altra bandiera bianca. Un fulmine a ciel sereno che ha ridotto in cenere, per l’ennesima volta, il sogno dell’altoatesino e dei tifosi che lo sostengono. Di nuovo in ginocchio come a Miami e ad Indian Wells, piegato da un fisico che non è forte abbastanza, a quanto pare, da reggere il ritmo dei tornei che contano.

Solo che stavolta fa ancor più male. La dea bendata gli aveva sorriso riservandogli il tabellone ideale; l’occasione di far bene e, chissà, di realizzare il più grande dei sogni, era concreta come non mai. Invece no. Il destino è stato beffardo e la sua avventura al Roland Garros si è conclusa nel peggiore dei modi.

Sinner spiazzato dal “ricordo” di Piatti

Sinner era comprensibilmente a pezzi e lo si è intuito chiaramente quando, dopo essersi ritirato, si è presentato in sala stampa per la conferenza di rito. E ha dato l’impressione di arrampicarsi sugli specchi quando uno dei giornalisti presenti in sala gli ha posto una domanda che, a quanto pare, era particolarmente scomoda.

Gli è stato chiesto se avesse pensato di rivolgersi a Dalibor Sirola, il preparatore atletico del team Piatti che per anni ha seguito il giovane Jannik. Il numero 2 d’Italia, a quel punto, è caduto dalle nuvole. Non si aspettava questa domanda ed era visibilmente imbarazzato, mentre cercava le parole per formulare una possibile risposta.

Risposta che tuttavia, a conti fatti, non è mai arrivata. L’impressione che ha dato è che abbia pensato di farlo, che magari lo abbia fatto pure, ma che non avesse voglia di dirlo. Non davanti al suo nuovo team e al suo nuovo allenatore, ai quale molti tifosi imputano le cause di questa nuova e improvvisa “fragilità“.