Diletta Leotta, dura reazione dei social contro Dazn: “Vergogna”

Diletta Leotta
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Diletta Leotta, gli abbonati di Dazn sono sul piede di guerra: pioggia di critiche e polemiche sui social network. 

Ci sono voluti pochi istanti, perché Dazn finisse in tendenza su Twitter. E anche sugli altri social network, per la verità, non si parla d’altro: gli utenti sono neri, che più neri proprio non si può, e non sembrano avere alcuna intenzione di mandar giù questa notizia restandosene in silenzio.

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Sebbene manchi ancora la conferma ufficiale, sembra ormai certo che da dicembre non si potranno più vedere i contenuti della tv in streaming su due dispositivi contemporaneamente. Il che costringerà quanti si erano accordati per condividere l’abbonamento a rivedere i propri progetti.

Gli abbonati, dicevamo, non l’hanno presa affatto bene. Tant’è che il coro, su Twitter e dintorni, è praticamente unanime. Critiche e polemiche stanno fioccando in ogni dove, lasciando trasparire la comprensibilissima amarezza dovuta ad una notizia che è piombata dal nulla.

Diletta Leotta, Dazn nel mirino dei social

La maggior parte degli spettatori lamenta il fatto che le condizioni contrattuali siano state stravolte. “Potrai guardare due contenuti uguali o differenti – c’era scritto – allo stesso momento e su due dispositivi diversi”. E invece, da dicembre in poi potrebbe non essere più così.

A giudicare dai commenti giunti dal popolo dei social, i fan di Diletta Leotta e della Serie A sono pronti a battersi per rivendicare quello che reputano essere un loro diritto. “Le famose associazioni dei consumatori – scrive un utente – devono mettersi l’elmetto e andare in guerra“.

“Se questo fosse vero – sentenzia un altro, riferendosi alla notizia – sarebbe necessaria una rivoluzione degli abbonati, già sfiancati da un servizio spesso imbarazzante. Vediamo se i club di Serie A stavolta tuteleranno i tifosi”. “Dimmi che vuoi fallire – recita un ulteriore commento che fa il verso ad uno dei refrain cult dell’ultimo periodo – senza dirmi che vuoi fallire”.