La posizione del Valladolid si complica

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Da circa una settimana in Spagna si parla molto di un’indagine della polizia su una serie di partite truccate, denominata “Operación Oikos”, che ha portato al fermo di una decina di calciatori, dirigenti e dipendenti di squadre di prima, seconda e terza divisione. Secondo l’accusa queste persone, con il sostegno e la collaborazione attiva di due ex calciatori, avrebbero stretto accordi per condizionare il risultato di almeno tre partite nelle ultime due stagioni. Nelle scorse ore il quotidiano spagnolo El Mundo ha reso pubblico il contenuto di intercettazioni che aggraverebbero in particolare la posizione di alcuni giocatori del Valladolid, il cui capitano Borja Fernández – che si è ritirato alla fine della stagione – è tra le persone coinvolte nell’indagine.

La parte dell’indagine che riguarda il Valladolid fa riferimento a una partita dell’ultima giornata del campionato di prima divisione, finito poco più di una settimana fa. Il Valladolid, già salvo, giocava in casa contro il Valencia, al quale occorreva una vittoria per avere la certezza del quarto posto e della qualificazione alla prossima Champions League. Il Valencia, del tutto estraneo alla vicenda, ha vinto per 2-0 con un gol di Carlos Soler nel primo tempo (al 36° minuto) e un altro di Rodrigo Moreno nel secondo (al 52° minuto).

I due ex calciatori spagnoli Carlos Aranda e Raúl Bravo sono tra le persone al centro della “Operación Oikos”. La tesi dell’accusa è che ci fosse un accordo tra alcuni giocatori del Valladolid, coordinati e influenzati dal capitano Borja Fernández, per ottenere un risultato in linea con le scommesse sportive piazzate da Aranda e Raul Bravo riguardo a una vittoria del Valencia sia nel primo che nel secondo tempo. Tra Bravo e Borja Fernández ci sarebbe stato anche un incontro in un bar a Valladolid due giorni prima della partita, scrivono i giornali. Un altro incontro si sarebbe svolto tra Borja Fernández e alcuni giocatori della squadra a casa di uno di loro, Sergio Gontán Keko (ex Catania).

Entrambe le azioni dei gol di Valladolid-Valencia si sono sviluppate a partire da errori dei difensori del Valladolid in fase di possesso palla, su pressing degli avversari. Nel primo caso Kiko Olivas ha controllato male il pallone permettendo a Santi Mina di rubarglielo e avviare l’azione conclusa in rete da Soler. Nel secondo tempo un passaggio del portiere Yoel Rodriguez, apparentemente ben calibrato, non ha trovato pronto il centrale Ruben Alcaraz, che si è fatto rubare il pallone da Dani Parejo.

Non essendo i difensori del Valladolid nuovi a questo genere di errori individuali la sconfitta contro il Valencia non aveva destato alcun sospetto tra gli addetti. Il Valladolid aveva peraltro giocato una buona partita, andando vicino al gol in almeno due occasioni (due tiri sono finiti contro il palo). Nelle ultime ore le intercettazioni rese pubbliche dai giornali hanno tuttavia autorizzato e avviato operazioni di rilettura della partita.

Da quel particolare esito dell’incontro – vittoria del Valencia nel primo e nel secondo tempo – l’organizzazione criminale a capo del presunto giro di partite truccate avrebbe ottenuto guadagni pari al raddoppio della posta in gioco. Tra le frasi emerse dalle intercettazioni e diffuse da El Mundo ne stanno circolando alcune alquanto compromettenti. In una di queste Aranda, peraltro proprietario di una ricevitoria a Malaga, sembra spiegare dettagliatamente a un suo amico la differenza tra la scommessa sul risultato del primo tempo e del finale della partita e la scommessa sul risultato del primo e del secondo tempo (“deve segnare in entrambi i tempi, vincere il primo e il secondo”).

“C’erano sette giocatori comprati, niente di più”, avrebbe detto Aranda in un’altra conversazione il giorno dopo la partita, secondo le intercettazioni pubblicate da El Mundo. Le indagini riguardo a Raul Bravo sarebbero invece rese più complicate da una serie di comportamenti più elusivi tenuti dall’ex giocatore. “Non soltanto cambiava costantemente numeri di telefono ma prendeva anche molte precauzioni e usava telefoni criptati”, ha spiegato la polizia.