L’indagine sulle presunte partite truccate in Spagna

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Martedì scorso la polizia spagnola ha fermato undici persone, tra cui dirigenti e calciatori di squadre di prima, seconda e terza divisione, nell’ambito di un’indagine chiamata “Operación Oikos” riguardo a un presunto giro di partite truccate. L’ipotesi è che una rete di persone influenti abbia convinto alcuni giocatori a condizionare il risultato di almeno tre partite nelle ultime due stagioni in cambio di soldi o di altri benefici. Le accuse citate nell’indagine sono corruzione, riciclaggio di denaro, truffa e associazione a delinquere. Tra le persone variamente accusate ci sono calciatori in attività e altri con un passato in squadre importanti, alcuni dei quali nelle ultime ore hanno riottenuto la libertà soltanto su cauzione.

Sono stati posti in stato di fermo, tra gli altri, il difensore Raul Bravo (al Real Madrid tra il 2000 e il 2007), l’ex giocatore spagnolo Carlos Aranda, il mediano e capitano del Valladolid Borja Fernández, il difensore Íñigo López del Deportivo La Coruna, un membro dello staff medico dell’Huesca e il presidente dell’Huesca Agustín Lasaosa, che intanto si è dimesso dall’incarico. Altri calciatori, non accusati, sono stati interrogati a lungo. L’Huesca è la squadra promossa per la prima volta nella Liga – e subito retrocessa – nel corso della stagione che si è appena conclusa.

L’operazione “Oikos” – “casa” in greco, in riferimento al fatto che Raul Bravo ha giocato a lungo e anche di recente in quel paese – è tuttora in corso, ha spiegato la polizia in una conferenza stampa indetta martedì. Le perquisizioni sono state eseguite in diverse città, tra le quali Valladolid, Huesca, La Coruña, Madrid e Malaga. Durante una delle partite truccate, nella seconda divisione spagnola, sono state raccolte puntate in scommesse per un valore complessivo 14 volte superiore rispetto alla media per quel campionato.

Si tratta di Huesca-Gimnàstic, risalente alla stagione 2017-2018, giocata il 27 maggio 2018 e finita 0-1: è la partita da cui ha avuto origine tutta l’indagine. L’Huesca era già matematicamente promosso dalla fine della giornata precedente. Il Gimnàstic era vicino alla zona retrocessione. Dopo questa partita, su segnalazione della società di monitoraggio SportRadar, partner della UEFA, e a seguito della sospensione dei mercati e delle quote da parte delle più importanti società di scommesse, la Federazione calcistica spagnola (RFEF) aveva presentato denuncia alla procura provinciale di Huesca. Un altro strumento di monitoraggio (TYCHE) utilizzato abitualmente dalla Federazione aveva indicato un allarme di livello tra il quattro e il cinque, in una scala che va da zero a cinque. L’indagine è cominciata pochi giorni dopo, il 1° giugno.

Di quella partita si era occupato già in quei giorni il sito di news spagnolo El Confidencial, consultando l’organizzazione Federbet, che aveva definito le puntate registrate durante Huesca-Gimnàstic “le più allarmanti degli ultime cinque anni”. Numerose società di scommesse avevano sospeso ogni raccolta alla fine del primo tempo – finito 0-0 – dopo aver registrato volumi di gioco anomali sulle scommesse che davano la squadra ospite vincente alla fine della partita. Questa circostanza, del tutto atipica, aveva determinato un rapido e notevole abbassamento della quota.

(Un’infografica elaborata dal sito El Confidencial, a maggio 2018)
El Confidencial

Al 72° minuto l’attaccante del Gimnàstic Ikechukwu Uche, rubando il tempo al difensore avversario Raul Prieto Odena, segnò l’unico gol della partita, con un colpo di testa. La partita si concluse peraltro con l’espulsione di un giocatore dell’Huesca per un tackle violento su un avversario. L’ipotesi al momento valutata dagli investigatori è che i condizionamenti messi in atto materialmente da alcuni giocatori in campo, su suggerimento di ex giocatori e altre persone vicine e influenti, riguardassero non soltanto il risultato ma anche altri dettagli variabili delle partite (calci d’angolo, numero di cartellini e altro).

I giornali spagnoli riferiscono quale sarebbe, secondo la polizia, la tecnica di pagamento dei giocatori coinvolti in questo genere di reati in ambito sportivo. Una volta accettata la proposta il calciatore riceve dal corruttore – sempre in contanti – una prima parte della somma di denaro pattuita. L’altra metà viene consegnata soltanto a obiettivo conseguito. Secondo fonti della polizia spagnola, nel caso dei pagamenti effettuati per corrompere alcuni dei giocatori coinvolti nell’“Operazione Oikos” il totale poteva arrivare a 100 mila euro.

Un’altra partita citata nell’indagine riguarda la stagione di Liga spagnola da poco conclusa: è Valladolid-Valencia, nell’ultima giornata di campionato. Il Valladolid, matematicamente salvo dalla giornata precedente, schierava tra gli altri proprio Borja Fernández, alla sua ultima partita da professionista dopo aver annunciato il ritiro. Il Valencia, al quale occorreva una vittoria per ottenere il quarto posto e la qualificazione alla prossima Champions League, ha vinto per 2-0 con un gol di Carlos Soler e un altro di Rodrigo Moreno.

Diverse letture della partita a posteriori hanno evidenziato alcuni errori piuttosto grossolani di alcuni giocatori del Valladolid in fase di possesso (niente che non sia capitato anche durante la stagione, a dirla proprio tutta). In un comunicato ufficiale il Valladolid – che in quella partita ha peraltro colpito due volte il palo – ha respinto qualsiasi ipotesi di coinvolgimento della società nei reati oggetto dell’indagine, ma senza fare il nome di Borja Fernández. Il Valencia, secondo i documenti dell’indagine consultati dai giornali spagnoli, sarebbe in ogni caso del tutto estraneo alla vicenda.

Una terza partita finita nell’indagine è quella giocata l’anno scorso tra il Sariñena e il Cariñena, nel gruppo aragonese di terza divisione, all’ultima giornata. Il Cariñena era già matematicamente retrocesso, e il Sariñena matematicamente salvo. Finì 1-1 con un gol segnato nei minuti finali ma, secondo la versione degli investigatori, l’andamento e il risultato della partita non rispettarono gli accordi presi tra i giocatori ora coinvolti nell’indagine. E proprio questo, secondo le intercettazioni telefoniche, avrebbe spinto uno dei capi dell’organizzazione a chiedere poi spiegazioni al giocatore al quale aveva presumibilmente già dato dei soldi perché quello condizionasse la volontà dei suoi compagni di squadra.

Ana Muñoz Merino, vicepresidente della Federcalcio spagnola, si è detta grata alla polizia per il lavoro e la collaborazione. Ha inoltre invitato i media e gli addetti ad attendere gli esiti dell’indagine con prudenza e discrezione, prima di trarre conclusioni sull’integrità delle persone coinvolte. Alfredo Relaño, opinionista per il quotidiano sportivo AS, ha scritto che l’Operazione Oikos è un fatto negativo ma allo stesso tempo positivo. “È una brutta notizia che ci fosse un gruppo di persone dedite a truccare le partite ma è una buona notizia che quel gruppo sia stato scoperto”, sostiene Relaño. Esprime poi apprezzamenti per il lavoro del presidente della Liga spagnola Javier Tebas, da sempre molto impegnato nel contrasto alle truffe e ai tentativi di combine.

Relaño prova inoltre a spiegare quanto sia complicato inquadrare certe dinamiche e vietare o regolare alcune pratiche molto note nei campionati di sport che prevedono promozioni e retrocessioni.

Quelli tra noi che si occupano di calcio sanno che è una musica vecchia, molto vecchia. Si verifica soprattutto alla fine del campionato, e soprattutto in zona promozione e retrocessione. Con i soldi di mezzo, ovviamente, ma a volte anche senza. In seconda divisione esiste un’antica legge bronzea secondo la quale le squadre che si affrontano all’ultima giornata sono d’accordo fin dal giorno del sorteggio: i punti a chi ne ha bisogno.

La presenza delle scommesse comporta un rischio ulteriore, conclude Relaño, ma si tratta di un rischio facilmente rilevabile tramite strumenti tecnici. “Le scommesse rare o eccessive sono facili da tracciare”, scrive, suggerendo in generale di dare priorità ai comportamenti di prevenzione e controllo del fenomeno anziché limitarsi a quelli punitivi nei confronti dei colpevoli.