Un editoriale, una specie

Recentemente il governo italiano ha approvato un decreto-legge il cui contenuto, tra le altre cose, ha effetti rilevanti e immediati sulla pubblicità diretta e “indiretta” al gioco d’azzardo. Una condivisa perplessità sul senso da attribuire all’aggettivo “indiretta” pone una riflessione e suggerisce – a noi e ai commentatori di questo sito – una certa cautela nell’uso dei termini, per soprammercato.

Secondo le disposizioni dell’Articolo 9 del DECRETO-LEGGE 12 luglio 2018, n. 87, “è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo”. Se appare scontata la definizione di pubblicità diretta, meno chiaro e definito è – almeno per noi – il significato di quella “indiretta”. In altre parole: al momento non siamo in grado di stabilire se per pubblicità indiretta possa intendersi anche l’espressione di un pronostico nel gergo delle scommesse sportive (“Over”, “Under”, “1X” e così via). È questa la ragione per cui da ormai diversi giorni, negli articoli di presentazione e approfondimento delle partite di calcio o degli incontri di tennis, non sono più presenti espressioni sintetiche gergali bensì soltanto pronostici formulati in termini non specificamente settoriali (il “probabile risultato” è una categoria che pertiene a qualsiasi ordine di discorso, non necessariamente a quello delle scommesse sportive).

Non si tratta di una scelta definitiva, né siamo convinti della necessità di compierla. E siamo consapevoli che si tratti di un’interpretazione estrema e probabilmente eccessiva della norma, ma nell’immediato è l’unica che ci dia garanzie sufficienti a considerare il nostro modo di scrivere certamente lecito e inequivocabile. Continuiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto: esprimiamo le nostre valutazioni riguardo al probabile esito degli eventi sportivi, in base alle conoscenze e informazioni a nostra disposizione, peraltro condivise con i lettori. Rispettiamo qualsiasi considerazione diversa, così come rispettiamo la legittima decisione di molti di portare a termine contratti di sponsorizzazione in essere, come ammesso dal decreto (Art. 9, comma 5).

Abbiamo solo fatto una scelta diversa, e anzi invitiamo i nostri lettori a partecipare alla conversazione proponendo eventualmente letture differenti del testo di legge. Vogliamo che in nessun momento, nemmeno provvisorio, quello che facciamo qui dentro – noi e voi, nei commenti – possa a qualcuno risultare non pienamente aderente alle regole vigenti. Non vogliamo mettere il nostro lavoro al “riparo” dalle leggi: vogliamo che le leggi difendano il nostro lavoro. E questo ci sembra al momento l’unico modo per continuare a farlo.

Il dibattito intorno al gioco d’azzardo in Italia è da tempo viziato da considerazioni ideologiche di partenza, da una parte, e atteggiamenti opportunistici, dall’altra, che di fatto rendono molto complicati gli apprezzabili ma rari tentativi di individuare dei punti chiari e condivisi, evitando che la conversazione diventi una questione di tifoserie. Si fa fatica, in generale, a elaborare e approvare misure univoche che riducano il problema reale del gioco patologicoGambling Disorder, incluso e definito nella quinta edizione del “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali” – senza limitare le opportunità del gioco responsabile, consapevole e sicuro, di cui siamo sempre stati convinti sostenitori.

Il decreto-legge da poco approvato dal governo è in questi giorni oggetto di letture non sempre equilibrate e di numerose e prevedibili strumentalizzazioni. È però abbastanza chiaro che in merito alla parte relativa alle pubblicità al gioco d’azzardo esista una sostanziale convergenza delle parti politiche, ed è noto che altri governi precedenti hanno tentato senza successo di introdurre delle limitazioni e regolamentazioni. Che un provvedimento del genere, al di là dei difetti di formulazione, riesca a raccogliere un simile consenso – in una fase storica per altri versi contraddistinta da una polarizzazione estrema del dibattito pubblico – è il segno evidente di una percezione condivisa della necessità di intervenire. E se si è arrivati a questo punto, è perché qualcuno ha agito senza misure, con negligenza e sconsideratezza.

Tra gli interventi in materia addottati nell’ultimo decennio viene citato spesso il decreto-legge n. 158 del 13 settembre 2012 (pdf), definito giornalisticamente Decreto Balduzzi dal nome dell’allora Ministro della salute (e non era irrilevante nemmeno quel fatto, e cioè che ad occuparsi del problema fosse il Ministero della salute). Tra le tante disposizioni introdotte, il decreto – molto approfondito e articolato – rese obbligatoria nella comunicazione a carattere pubblicitario l’esposizione di formule di avvertimento sui rischi di dipendenza patologica, sul divieto ai minori e sulle probabilità di vincita di ciascun gioco.

A scanso di equivoci, per evitare che applicazioni imprecise o scarsamente leggibili di quella legge da parte dei bookmaker potessero trovare posto tra gli spazi pubblicitari di questo sito, il Veggente – pur non avendo formalmente quell’obbligo – scelse di inserire e mantenne per lungo tempo nella parte superiore del sito, al di sopra di qualsiasi contenuto, una volta per tutte, le comunicazioni sui rischi imposte dal Decreto Balduzzi. Inoltre – per antica, condivisa e più volte confermata scelta editoriale – il Veggente non ha permesso l’esposizione di spazi pubblicitari dedicati a giochi relativi al poker, al gaming o che non avessero a che fare con eventi strettamente sportivi. Per noi fanatici di calcio stanno proprio in discorsi diversi, le scommesse sportive e tutte quelle altre cose, sebbene sia comprensibile tendere a includerli nella stessa macro-categoria del “gioco d’azzardo”.

Riguardo alle preoccupazioni da molti espresse nei giorni scorsi in merito alle prospettive di questo blog, vale quanto detto in risposta a una domanda di un lettore qualche giorno fa:

Come per molti altri blog generici e siti di informazione, non soltanto sportivi, la raccolta pubblicitaria legata ai siti di scommesse rappresenta solo una parte delle risorse che rendono il Veggente un progetto economicamente sostenibile. Non c’è modo di sapere ora se l’entrata in vigore del decreto avrà ripercussioni su quella stessa sostenibilità o sull’intera filiera pubblicitaria digitale (sulla quale peraltro non abbiamo molto margine di controllo), ma allo stato attuale non ci sono motivi per temere un’interruzione del servizio da parte nostra. Come andiamo ripetendo fin dal principio, i pronostici sportivi sul Veggente non sono mai stati né un fine né un mezzo ma solo un’opportunità per fare approfondimento e analisi, e scrivere di calcio e di sport in forme diverse e meno convenzionali e stereotipate, oltre che per stimolare discussioni tra lettori competenti ed educati. Grazie per il sostegno e per le preoccupazioni, peraltro non isolate in questi giorni”.

Grazie a tutti i lettori del Veggente per la collaborazione, la comprensione e le parole di questi giorni. Lo apprezziamo molto. Ribadiamo il punto: per noi non cambia niente. Ma è giusto chiedersi ogni giorno di cosa sia ancora lecito parlare e di cosa no.