Vuoi per la pausa di sette giorni, vuoi per l’irriducibilità degli avversari, fatto sta che i favoritissimi Heat si trovano incredibilmente sotto 1-0 nella serie con i Bulls dopo gara 1. Quello messo in atto da Chicago due notti fa in Florida è stato un vero e proprio miracolo: gli uomini di Thibodeau, incerottati e decimati dagli infortuni, reduci da sette estenuanti gare contro i Nets, viaggiando sull’onda adrenalinica di gara 7 a Brooklyn hanno espugnato l’AA Arena per 93 a 86 sotto gli occhi increduli del re della lega LeBron James. I protagonisti dell’impresa rispondono ai nomi di Jimmy Butler (un perfetto sconosciuto che non sta facendo rimpiangere l’assenza di Luol Deng) e Nate Robinson: sono loro i top scorer di gara 1, rispettivamente con 21 e 27 punti. Senza poi contare il decisivo apporto di Marco Belinelli e delle sue triple nel finale. Adesso non resta che aspettare la reazione di Miami. Che non potrà più permettersi pause di riflessione: il tipo di gioco dei Bulls, tutto difesa e contropiede, ha già mandato diverse volte in crisi gli Heat, non a caso furono proprio i Tori, in regular season, a interrompere la striscia di 27 vittorie dei campioni in carica.
L’esperienza ha vinto. Almeno per adesso. Gli Spurs hanno fatto tesoro delle ingenuità dei giovani Warriors e si sono salvati in corner, riacciuffando per i capelli dopo ben due supplementari una gara 1 che sembrava ormai diretta su altri binari. Il rammarico è tutto di Golden State: a 1”2 dal minuto 58, con gli ospiti in vantaggio 127 a 126, Jarrett Jack dimentica completamente il suo uomo che dall’arco infila una tripla che potrebbe già indirizzare la serie verso la franchigia neroargento. Quell’uomo non è un cestista qualsiasi, ma è Manu Ginobili (l’argentino chiuderà con 16 punti), quindi l’errore di Jack alla fine pesa il doppio. Coach Popovich a fine match sentenzierà: «Sono passato dal volerlo cedere immediatamente al volergli cucinare la colazione domattina». L’epica rimonta di San Antonio nel terzo quarto da -18 vanifica così l’ennesima prestazione da capogiro di Stephen Curry, autore di 44 punti e 11 assist e indiscusso MVP della partita. Ai Warriors non rimane che mangiarsi le mani e riprovarci stanotte. Ma gli Spurs, ringalluzziti dall’incredibile successo di gara 1, stavolta partiranno con una marcia in più.

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