Matteo Berrettini non si è tirato indietro, ha voluto essere completamente sincero: la verità è un colpo per i tifosi.
Il fatto che avesse già vinto tutti i loro faccia a faccia aveva lasciato presagire che non sarebbe stato Matteo Berrettini a spuntarla, in quel di New York. Non perché non ne fosse potenzialmente in grado, ma per via di quella vistosa fasciatura a polpaccio e ginocchio – che aveva destato non pochi dubbi all’esordio al Flushing Meadows – e perché non ancora del tutto a suo agio con il cemento.

E infatti, come da pronostico, il pass per accedere al terzo turno è spettato al padrone di casa, Taylor Fritz, che ha messo la firma su una prestazione mai opaca, convincente in tutto e per tutto. Il romano è parzialmente riuscito a tenergli testa solo nel secondo set, costringendolo a giocarsela al tie-break; per il resto, però, bisogna ammettere che è stata una partita a senso unico. Lo sa bene il finalista di Wimbledon 2021, che ha lasciato il campo chiedendo scusa ai tifosi e ammettendo in conferenza stampa, più tardi, che il suo rivale statunitense aveva giocato, oggettivamente, una gran bella gara.
La delusione, manco a dirlo, c’è. Soprattutto perché le cose non sono filate lisce come l’olio, anzi. Berrettini aveva detto, alla vigilia del suo esordio, che a fine torneo avrebbe fatto una rivelazione. Ed è stato di parola, tanto è vero che, subito dopo la partita contro Fritz, ha vuotato il sacco e raccontato la verità.
Che forza Berrettini: in campo nonostante tutto
Era evidente, alla luce della fasciatura di cui sopra, che qualche problema fisico si fosse messo di traverso. Proprio di quello, infatti, si è trattato, cosa che gli ha impedito, di fatto, di allenarsi come avrebbe voluto prima che scoccasse l’ora dello Slam a stelle e strisce.

“Adesso sto bene, ma ho avuto una flebite a una vena del polpaccio. Ovviamente non ho perso per questo, ma allenarsi poco in vista di uno Slam non è mai la cosa ideale. È stata comunque una prova mentale importante”. Matteo si è detto soddisfatto di non essersi “piegato” al dolore e di aver trovato comunque l’energia per scendere in campo, nonostante non fosse al top.
“Non sapevo neanche cosa fosse – ha aggiunto, riferendosi ancora alla flebite al polpaccio – mi si è indurito e pensavo fosse il muscolo. Ora sta migliorando, non mi ha disturbato più di tanto nel torneo quanto nella preparazione. Avrei voluto allenarmi di più e giocare di più, ma non è stato possibile. Sono orgoglioso di essere riuscito a giocare e ad andare oltre i dolori e il fastidio. Vista la mia storia, c’è sempre la paura di poter peggiorare le cose”.

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