Calcioscommesse, promozione e partite truccate

Calcioscommesse, promozione e partite truccate: incredibile il piano che la malavita organizzata avrebbe avuto per una squadra del cosentino. Ecco le rivelazioni clamorose

Un progetto malavitoso per guadagnarci e soprattutto, magari, anche per ripulire un poco di soldi sporchi. Quindi lo sport fatto a scopo di lucro. Qualcuno lo fa, ovviamente, soprattutto quei club che investono su giocatori e poi li rivendono. Ma in questo caso è tutto legale, a differenza di quanto raccontato questa mattina da cosenzachannel.

Calcioscommesse, promozione e partite truccate
Una macchina dei carabinieri (AnsaFoto) – Ilveggente.it

Una vera e proprio scalata dalla Seconda Categoria di una squadra dell’hinterland cosentino per portarla fino alla Serie D. E poi, visto che alcuni bookmaker – anzi quasi tutti – decidono di quotare nei propri palinsesti le partite del massimo campionato dilettantistico, scommetterci sopra, dopo “aver venduto le partite“. Incredibile ma vero.

Calcioscommesse, il racconto del pentito

A fare chiarezza su questi fatti è un aspirante pentito, A.C., che all’epoca dei fatti era un trentenne con diversi procedimenti penali alle spalle. Che ha svelato ovviamente anche questo tipo di decisione da parte della malavita organizzata. Puntate clandestine su siti non sottoposti a controllo dal Monopolio di Stato. “Sono siti di proprietà di società che hanno sede all’estero – spiegava l’aspirante collaboratore ai carabinieri – Tali società ne affidano la gestione, in una determinata porzione di territorio, a un soggetto chiamato “Master” che a sua volta consente a diversi centri scommesse di utilizzare il sito in questione. Il gestore del punto scommesse trattiene poi il 40% degli utili sulle giocate e corrisponde al “Master” il rimanente 60%”.

Insomma, un trucchetto per guadagnarci sopra. Qualcosa di losco che ovviamente non è andato in porto ma che fa chiarezza su quelli che potrebbero essere gli interesse della ‘ndrangheta in questo caso sulle scommesse sportive. Con tutti i rischi che comunque ci sono nel non affidarsi a quelli che sono i siti ufficiali controllati dallo Stato e che offrono garanzie sotto tutti i punti di vista. Cosa che, in questo caso, non poteva proprio esserci.

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