Soldi facili con i siti internet: il PNRR è una miniera

PNRR, una valanga di risorse in arrivo. Ecco come fare soldi facili su Internet e quali saranno le conseguenze di questa mossa.

La creazione di portali più efficienti e nuovi per gli enti locali è l’indicatore di marcia delle pubbliche amministrazioni prossime al cittadino. A sostenere l’impresa una caterva di soldi inviati dall’Europa che costituisce il più grande investimento in ambito di digitalizzazione.

In arrivo i fondi per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione
Pixabay

Secondo gli esperti le controindicazioni di questa operazione potrebbero però falsare il mercato. Si temono infatti prezzi gonfiati più del normale e uno sperpero di danaro pubblico senza precedenti.

PNRR, I primi bandi

Sono già stati pubblicati i primi bandi in tema di “servizi digitali e cittadinanza digitale”. Il futuro della pubblica amministrazione passa per i siti internet, attraverso cui pagare le tasse e le multe. Ma anche procedere con altre operazioni quali istanza di autorizzazioni e permessi, accesso all’anagrafe, iscrizione a graduatorie, richieste contributi e agevolazioni e così via. Ogni Comune potrà chiedere finanziamenti fino a 4 servizi digitali differenti, ricevendo le somme in base al numero degli abitanti.

Per fare un esempio, i comuni con meno di 5 mila abitanti riceveranno 28.902 euro per il sito e 12.755 per ogni servizio richiesto. Tra 5 e 20 mila abitanti si salirebbe rispettivamente a 51.654 e 25.895 euro. Per le città sopra i 250 mila concittadini si tratterà invere di 500.243 euro per il sito e 77.684 per ogni servizio, e fino a 4. Tra le città che hanno ricevuto cifre importanti si registrano Messina, Siracusa, Brescia, Trieste, Modena, Giugliano.

A queste risorse vanno aggiunte quelle per i bandi pubblicati per servizi come lo Spid, un sistema di riconoscimento per accedere ai servizi online della pubblica amministrazione. O anche il passaggio al cloud. Quest’ultimo riguarda il trasferimento dei dati a un sistema di archiviazione sicuro ed esterno. Per la migrazione al cloud si parla di uno stanziamento di 900 milioni per i nuovi data center. 600 milioni per la sicurezza informatica e altrettanto per il servizio di pagamento PagoPa e per l’app chiamata Io.

Troppi soldi in gioco?

I soldi stanziati per le operazioni digitali della pubblica amministrazione sono tantissimi. Stando a sentire un manager d’azienda di servizi digitali, questo fattore potrebbe portare conseguenze anche negative. “L’errore è stato fatto nella stima iniziale dei fondi dl PNRR per questi servizi: sono stati messi molti più soldi rispetto a quanti servissero effettivamente”, spiega. Ancora il dirigente precisa che “Non sono state fatte adeguate indagini di mercato. Quando le cifre sono state comunicate e comprese nel piano non è stato più possibile tornare indietro. A quel punto sono state divise per il numero dei comuni e ci si è accorti che c’erano a disposizione moltissimi soldi”.

Fondi PNRR per digitalizzazione
Pixabay

Una valutazione di massima riguarda poi il fatto che mentre i grandi comuni possono trattare inserendo nel pacchetto di servizi maggiori migliorie anche rispetto a ciò che è incluso nel bando, per i comuni più piccoli non è così. Questi infatti si affidano quasi sempre alle aziende che hanno anche gioco facile a spiegare agli impiegati come fare istanza per ottenere i finanziamenti. Così facendo il rischio è quello di mancare l’obiettivo di autonomia dei comuni, che continueranno a dipendere da soggetti esterni malgrado le gigantesche somme spese per interromperne il rapporto di dipendenza.