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Perché Kyrgios era il finalista perfetto per questo Wimbledon sui generis

Kyrgios colto sul fatto in mondovisione poco prima dell’inizio della partita: cos’ha combinato il finalista di Wimbledon.

Qualcuno dice che sia stata l’edizione di Wimbledon più strana di sempre. E non gli si può certo dare torto, considerando quali erano le premesse e come, poi, si è svolto il tutto. L’atmosfera era quella di sempre, la “solennità” del momento anche, ma è stato uno Slam un po’ sui generis.

Si pensi al fatto che capita raramente che ad arrivare in finale sia qualcuno che non solo non è in top ten, ma che è anche ben distante da essa. Nick Kyrgios è 45esimo nel ranking Atp e per quanto fossimo tutti consapevoli del suo talento non avremmo scommesso un solo centesimo sul suo arrivo all’ultimo atto.

L’australiano, sia per merito che per qualche inaspettato colpo di fortuna, vedi ad esempio il ritiro di Rafa Nadal alla vigilia della semifinale, è invece riuscito a regalarsi la sua prima finale Slam. E a viverla come sostanzialmente ha vissuto ogni match della sua carriera: in modo spregiudicato, infischiandosene dell’etichetta, dei reali seduti sugli spalti e chi più ne ha più ne metta.

Kyrgios, sbadiglio in mondovisione

Non si è comportato in modo canonico – per un’edizione sui generis ci voleva un personaggio insolito come lui che l’animasse – neanche prima di scendere sull’erba del Centrale. Gli spettatori si erano appena sintetizzati quando le telecamere hanno indugiato che Kyrgios, a qualche secondo dall’inizio del match, sbadigliava. Sì, proprio così: sbadigliava. Non era proprio così teso insomma, ecco. Pareva quasi annoiato, anche se certamente non era così.

Meglio sorvolare sulle sue polemiche in campo, così poco english e poco adatte ad un contesto tanto raffinato e di classe. Ma vabbè, quella è un’altra storia. Soffermiamoci invece su quanto sia stato sfortunato dal canto suo Matteo Berrettini. Questa volta sì che ha sciupato un’occasione d’oro.

È stata l’edizione degli outsider, dei top ten “puniti” da tennisti che i bookmaker non avrebbero neanche mai preso in considerazione. Come quello che avrebbe dovuto affrontare il romano al primo turno, come Cristian Garin, che grazie all’assenza dell’italiano è riuscito a spingersi nientepopodimeno che fino ai quarti di finale. Da qui a dire che Berrettini avrebbe certamente vinto ce ne passa, ma è fuor di dubbio che di certo non sarebbero stati troppi gli ostacoli disseminati lungo il suo cammino. E che arginarli sarebbe stato per lui facilissimo.

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