Tokyo 2020, ecco Silvia Salis: che fascino la vicepresidente del Coni

Tokyo 2020
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Tokyo 2020, occhi puntati sul primo vicepresidente vicario donna del Coni. Ecco tutto quello che sappiamo su Silvia Salis. 

La cerimonia di apertura dei Giochi olimpici è andata. Ora, s’inizia a fare sul serio. I campioni dello sport si sono riuniti tutti a Tokyo e, tra di essi, c’è anche un personaggio sul quale più volte si sono accesi i riflettori. Parliamo di una donna, la cui carriera è legata a doppio filo, appunto, alle Olimpiadi 2020.

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La lei di cui parliamo è Silvia Salis, che è nota su più fronti ma, soprattutto, per il suo ruolo di vicepresidente vicario del Coni. Prima di fare questo ha fatto molto altro, l’affascinante creatura che è arrivata in Giappone nelle ore scorse per accertarsi che tutto fili liscio nella cittadella dello sport.

Anche lei, qualche tempo fa, ha partecipato ai Giochi Olimpici. È una sportivissima, la Salis. Ogni mattina, appena sveglia, salta sul suo bel tapis roulant e corre per 60 minuti, percorrendo 10 chilometri. Al di là di questo, la sua vita, in un modo o nell’altro, si è sempre incrociata con il mondo dello sport.

Tokyo 2020, Silvia Salis “torna” alle Olimpiadi

Silvia Salis
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Era figlia di un custode di un campo di atletica a Genova, tanto per cominciare. Come se il suo destino fosse in qualche modo scritto nelle stelle. Ha partecipato alle Olimpiadi, dicevamo, gareggiando nella categoria del lancio del martello. E ha raggiunto, grazie alla sua passione e prestanza fisica, risultati notevoli.

Avrebbe voluto fare il sindaco, ha raccontato a Vanity Fair. Ma la verità è che l’incarico nel Coni l’ha inorgoglita molto, e ne ha ben donde. Sogna di cambiare le regole, dall’alto della stanza dei bottoni. E, con la determinazione che ha sempre ostentato, dovrebbe riuscirci senza problemi.

Cosa sappiamo, ancora, di Silvia Salis? Che si è sposata meno di un anno fa con Fausto Brizzi, ad esempio. Ha promesso amore eterno al regista romano nell’ambito di una cerimonia al Campidoglio, nel bel mezzo di uno dei periodi più “neri” da quando è iniziata la pandemia. Ma è stato, nonostante tutto, un matrimonio speciale.