Euro 2020, l’atteggiamento degli inglesi che non è andato giù agli italiani – VIDEO

Euro 2020
La delusione degli inglesi a fine match ©️Getty Images

Euro 2020, enorme la delusione degli uomini di Southgate a fine partita. E c’è un loro comportamento che sta facendo discutere. 

La ricorderanno per sempre come la delusione delle delusioni. La finale di Euro 2020 era l’occasione per riscattare oltre mezzo secolo di fallimenti sportivi, di illusioni e di aspettative puntualmente disattese. Invece l’Inghilterra, la terra natia del calcio, è rimasta ancora una volta a bocca asciutta. Ma stavolta fa più male. Molto più male. Perché sembrava davvero tutto apparecchiato per il “ritorno del football a casa”, come recita il motivetto che i tifosi, immancabilmente, intonano ogni volta nei finali di partita. Rivendicando, in maniera ossessiva, la paternità di quello che è lo sport più seguito al mondo.

Che, loro malgrado, anche in questo caso ha inteso imboccare un’altra strada, dirigendosi verso la Città Eterna. Un’eroica Italia si è presa l’Europeo soffrendo, rimontando, continuando a crederci anche nel momento più difficile. E senza mai rinunciare a giocare, a tenere la palla tra i piedi. Lo ha fatto nel loro tempio, il Wembley Stadium, davanti a circa 60mila inglesi, al termine di un match soffertissimo, deciso dai calci di rigore.

Euro 2020, cosa hanno fatto gli inglesi con la medaglia d’argento

Una delusione, dicevamo, difficile da digerire. Londra e l’Inghilterra erano pronte ad esplodere di gioia, ma il loro prediletto football gli ha nuovamente voltato le spalle. A fine gara gli sguardi degli uomini di Gareth Southgate – mentre dall’altra parte del campo si consumava il tripudio azzurro – fissavano il vuoto. Increduli dinanzi a quell’epilogo. Tuttavia, il momento più complicato è stato quello della consegna delle medaglie d’argento, riservate ai vicecampioni.

Ad uno ad uno i giocatori inglesi se le sono sfilate subito dal collo, dopo averle ricevute dal presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin. Quasi a non voler accettare quel riconoscimento, quasi non voler ammettere quello che era appena successo. Un gesto che ha inevitabilmente fatto discutere. In molti l’hanno interpretato come un comportamento infantile che ha poco a che fare con la sportività, con il tanto decantato fair-play e che non rende omaggio al loro percorso. Ed anche una sorta di sgarbo all’Italia, a giudicare dal tenore dei commenti sui social.

L’accettazione della sconfitta, del resto, è il primo passo per costruire nuove vittorie. E Vialli e Mancini, che proprio qui a Wembley furono sconfitti 29 anni fa con la Sampdoria in finale di Coppa Campioni, ne sanno qualcosa.