Serie A, i dubbi sul protocollo FIGC per la ripresa degli allenamenti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:48
Serie A
(Bigstockphoto)

La ripartenza della Serie A passa dalla messa in pratica del protocollo della FIGC per la ripresa degli allenamenti. Un documento inviato ai club che sta già provocando alcune reazioni negative. C’è un’oggettiva difficoltà a mettere in pratica alcune direttive, che fanno capire come oltre alla Serie C sarà difficile fare ripartire in tempi non troppo lunghi anche la Serie B. E ci sono pure dei dubbi sulle eventuali responsabilità civili e penali dei club.

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Serie A, cosa succede in caso di nuova positività di un calciatore

Cosa accadrebbe – secondo il protocollo della FIGC – qualora venisse trovato un positivo o un sospetto positivo al Covid-19? Il protocollo è rigidissimo e prevede l’isolamento in caso di sospetto, e la sospensione dell’allenamento di gruppo, fino alla ripetizione dei test da parte di tutti gli altri componenti, in caso di una positività conclamata.

Positività sospetta
– Isolamento in stanza chiusa e areata
– Soccorso di pronto intervento (112)

Positività conclamata
– Isolamento fiduciario con sorveglianza attiva
– Ripristino misure rigide di distanziamento
– Sospensione allenamenti di gruppo fino a ripetizione test (molecolari e sierologici)
– Pulizia e sanificazione locali

In caso di positività di un calciatore – anche nelle previsioni più ottimistiche -, la squadra “colpita” non potrebbe continuare ad allenarsi come tutte le altre. Passerebbero dei giorni e sarebbe in condizioni differenti rispetto agli altri club. Se comunque nel corso degli allenamenti un’eventuale positività potrebbe essere così gestita, quando si tornerà a giocare (ogni tre giorni secondo il calendario che ha in mente la Lega di Serie A) è evidente che saranno indispensabili nuove linee guida in merito.

I dubbi sulla messa in pratica del protocollo FIGC

Come scrive l’edizione odierna del Corriere dello Sport, non tutti i medici dei club sono felici di mettere in pratica un protocollo, quello varato dalla FIGC, tutt’altro che facile da applicare soprattutto nella fase iniziale.    

Alcuni club hanno inoltre redatto un documento nel quale vengono posti dei quesiti preliminari alla presentazione del nuovo calendario per finire la stagione. La paura più grande è quella che «richiamando i giocatori o ricominciando gli allenamenti/ritiri non sia più invocabile la causa di forza maggiore (…) e dunque sarebbe impossibile richiedere un qualsiasi contributo alle perdite in corso di formazione a causa del Covid-19». Ci sono inoltre perplessità sul protocollo medico della Figc («La responsabilità civile e penale di eventuali omissioni o inottemperanze ricade sugli organi apicali dei club», «su chi incombe la responsabilità patrimoniale e penale in caso di contagio di atleti nella fase di ripresa?») e sui contratti dei calciatori in scadenza il 30 giugno oltre che su quelli in prestito con obbligo/diritto di riscatto.

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