A quali calciatori fanno il tampone per il coronavirus e perché

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Dopo Daniele Rugani della Juventus e Manolo Gabbiadini della Sampdoria altri calciatori di Serie A sono risultati positivi al test per la Covid-19. Nella Sampdoria sono positivi anche Omar Colley, Albin Ekdal, Antonino La Gumina e Morten Thorsby, oltre al dottore Amedeo Baldari. Lo è anche il difensore Fabio Depaoli, che lo ha annunciato tramite il suo account Instagram. A distanza di poche ore dai comunicati della Sampdoria, la Fiorentina ha reso nota la positività al coronavirus di Dusan Vlahovic e, poco più tardi, quella di Patrick Cutrone e German Pezzella, oltre a quella del fisioterapista Stefano Dainelli.

In tutti i casi di positività finora registrati tra calciatori di Serie A le società coinvolte hanno dichiarato di aver attivato le regolari procedure di isolamento. Hanno inoltre interrotto le attività e gli allenamenti, e posto gli altri calciatori della rosa in quarantena preventiva. Tutti i calciatori positivi stanno bene e non presentano sintomi che destino particolare preoccupazione. La Sampdoria ha comunicato che non darà ulteriori informazioni, per “evitare fughe di notizie ed inutili allarmismi”.

Quali calciatori fanno il tampone e perché

La notizia della positività alla Covid-19 tra alcuni calciatori di Serie A ha generato sentimenti di solidarietà e vicinanza da parte di tutto il mondo del calcio e dello sport. Ha anche dato ulteriore prova della notevole contagiosità del coronavirus SARS-CoV-2. Collateralmente ha generato una serie di domande – in parte senza risposte – in merito alle modalità di scoperta dei casi di positività stessi.

Il primo caso noto di positività alla Covid-19, quello di Rugani, risalente a mercoledì 11 marzo, ha fatto scattare la quarantena preventiva sia per tutta la Juventus che per l’Inter. La Juventus e l’Inter si erano infatti affrontate tre giorni prima allo Stadium a Torino, a porte chiuse, in una partita di Serie A della 26ª giornata. Al momento non è emerso alcun altro caso di positività al coronavirus da parte di giocatori delle due squadre.

Giovedì 12 marzo la Sampdoria ha comunicato la positività di Manolo Gabbiadini. Nel comunicato la società ha anche chiarito che, seppure in buone condizioni, Gabbiadini presentava “qualche linea di febbre”. È presumibilmente questa la ragione che ha indotto la società a fare il tampone a Gabbiadini, in base a un protocollo suggerito dalla Federazione Medico Sportiva Italiana alle società sportive.

Secondo le norme inviate a inizio marzo dalla FMSI ai club, “gli atleti che manifestino sintomi evidenti di infezione respiratoria e/o febbre devono immediatamente abbandonare il resto della squadra – e, possibilmente, isolarsi – e avvisare il medico sociale nelle squadre professionistiche o il responsabile medico della federazione nei raduni federali”. Anche gli altri giocatori della Sampdoria poi risultati positivi al coronavirus presentavano lievi sintomi e, come specificato dalla società, per questo sono stati sottoposti agli accertamenti.

I contatti più recenti tra Fiorentina e Sampdoria

La Fiorentina ha annunciato la positività di Vlahovic venerdì 13 marzo, poco più di un’ora dopo il comunicato della Sampdoria sugli altri quattro giocatori oltre a Gabbiadini. Sabato mattina sono stati resi noti anche gli esiti degli esami positivi su Pezzella e Cutrone. Anche nel caso dei giocatori della Fiorentina la società ha chiarito che i giocatori presentavano “alcuni sintomi”.

La Sampdoria e la Fiorentina si sono affrontate nella 24ª giornata di Serie A, il 16 febbraio scorso a Marassi. Essendo trascorsi da allora ben oltre 14 giorni – il tempo massimo di incubazione al momento stimato per il coronavirus – l’incontro tra la Sampdoria e la Fiorentina a Genova non può essere ritenuto un dato significativo.

Non è tuttavia possibile escludere che la Covid-19 circolasse tra qualche giocatore di Serie A come minimo già verso la fine di febbraio. Si stima inoltre che nell’80 per cento dei casi di contagio da Covid-19 i sintomi siano lievi, reversibili in due settimane. Non è quindi nemmeno possibile escludere del tutto che qualche calciatore abbia contratto il coronavirus in modo asintomatico – o presentando soltanto lievi sintomi – prima che la rapida evoluzione del quadro epidemiologico in Italia attivasse gli attuali protocolli.