Il problema dei siti di streaming pirata

Giovedì 21 marzo a Warwick, in Inghilterra, i gestori di una fitta rete di streaming illegali attivi nel Regno Unito sono stati condannati per frode. Il giro di affari stimato è di oltre 5 milioni di sterline (circa 5,8 miliardi di euro). L’organizzazione è stata giudicata colpevole di aver venduto illegalmente per dieci anni trasmissioni pirata in diretta di partite di calcio e altri eventi sportivi a oltre mille esercizi commerciali, circoli e privati cittadini. Le pene individuali inflitte, da sette a tre anni di reclusione, sono considerate tra le più severe mai viste in Inghilterra per questo genere di reati.

Negli ultimi anni il contrasto alla pirateria in tutta Europa si è prevalentemente concretizzato in una serie di misure giudiziarie volte a impedire l’accesso ai siti di streaming. Nel 2017 in Inghilterra un’ordinanza dell’Alta Corte di Giustizia aveva imposto direttamente ai fornitori di servizi internet di bloccare migliaia di indirizzi IP sfruttati per diffondere gli streaming illegali. Questa è tuttora ritenuta una delle vie tecnicamente percorribili per impedire la distribuzione delle trasmissioni tramite tecnologia IPTV, su programmi media center come Kodi e su TV Box attrezzati a ricevere il segnale.


Un’operazione del 2018, a Barcellona, condotta dalla polizia spagnola e dalla Guardia di Finanza italiana

Gli streaming illegali in Italia

Il problema dei siti di streaming pirata è da tempo entrato nel dibattito pubblico anche in Italia. Si calcola che nello scorso campionato di Serie A le trasmissioni illegali di partite in streaming accertate siano state oltre 64 mila. Stando ai dati forniti dalla Lega Serie A il fenomeno era in crescita anche all’inizio del campionato in corso. Una serie di misure inserite nella scorsa legge di bilancio dovrebbe tuttavia contribuire a contrastarlo in modo più rapido ed efficace.

In un’intervista a Sky Sport il presidente della Lega di Serie A, Gaetano Miccichè, ha espresso apprezzamenti per l’esempio di contrasto alla pirateria fornito dalle autorità inglesi. “In Italia sono circa 2 milioni le persone che utilizzano siti privati di streaming, e di fatto rubano denaro a tutto il mondo del calcio”, ha detto Miccichè. Il presidente ha inoltre manifestato soddisfazione per il supporto che la magistratura ha fornito alla Lega e alle emittenti televisive nelle ultime settimane, in riferimento ad alcuni recenti provvedimenti inibitori del Tribunale di Milano.

In modo simile a quanto avvenuto nel 2017 in Inghilterra, anche in Italia è stato disposto che siano i service provider (Tim, Vodafone, Wind, Fastweb e Tiscali) a impedire l’accesso ai siti di streaming pirata e la fruizione di trasmissioni illegali. I reati contestabili per l’organizzazione e lo sfruttamento degli streaming illegali possono essere di associazione a delinquere, hackeraggio, reati tributari e riciclaggio di denaro. Per la visione di streaming illegali il reato contestabile può essere quello di contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi, regolato dall’articolo 473 del codice penale, che prevede multe da 2.500 a 25.00 euro e fino a tre anni di reclusione.