L’onore è salvo. I Celtics sono riusciti a scongiurare un “cappotto” che, fino a 12 minuti dalla fine di gara 4, sembrava ormai inevitabile. Nessuna resa anticipata, dunque: capitan Paul Pierce s’è caricato la squadra sulle spalle (29 punti per The Truth), smontando a suon di triple – imitato dal redivivo Terry – la rimonta nell’ultimo quarto dei Knicks di Carmelo Anthony. New York, che pensava di aver già chiuso i conti proiettandosi alle semifinali, dovrà compiere un’altra fatica prima di alzare le braccia al cielo. Gara 5 si giocherà stanotte al MSG e con ogni probabilità decreterà la fine del glorioso ciclo di Boston. Il timore di coach Woodson è il possibile contraccolpo psicologico: i Celtics, rinvigoriti dal successo di tre notti fa al Garden, non hanno più pressioni addosso e se alzeranno bandiera bianca sarà solo nei minuti finali.
L’aria della Georgia, evidentemente, non deve essere molto salutare per i Pacers. Dopo le due convincenti vittorie casalinghe in gara 1 e in gara 2 era impensabile che Indiana non riuscisse a strapparne almeno una alla Philips Arena. Invece, contro ogni pronostico, i gialloblu sono crollati per due volte consecutive sotto i colpi degli Hawks, completamente un’altra squadra rispetto a quella inconcludente e insicura scesa sul parquet di Indianapolis. Se in gara 3 era stato Horford la chiave del successo, in gara 4 è toccato a Josh Smith imprimere il suo marchio di fabbrica sul match con 29 punti, 11 rimbalzi e tanta difesa. Questa notte ci si sposta di nuovo alla Fieldhouse: il ritorno a casa dovrebbe dare una scossa ai Pacers, quasi costretti a vincere per non far complicare ulteriormente le cose.
Un Durant stellare non è bastato ai Thunder per archiviare la pratica Rockets. La serie si allunga così di un’altra gara che si disputerà stanotte a Oklahoma City. La sconfitta di Houston in gara 4 ha evidenziato tutti i limiti dei vicecampioni Nba che adesso, orfani del loro secondo violino Westbrook, devono per forza affidarsi alle prodezze del numero 35. Che non può sempre estrarre le castagne dal fuoco: non fosse stato per lui (e per il sempiterno Derek Fisher, protagonista con 12 punti dalla panchina) due notti fa i Rockets – pur con un deludente Harden – avrebbero dilagato. Houston proverà a fare lo sgambetto a Oklahoma anche stanotte: se ci riuscirà o meno dipende da come (e se) gli altri Thunder assisteranno il loro giocatore simbolo.

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