Sinner, il déjà-vu e quell’epilogo che nessuno si aspettava: che si sia trattato solo di una semplice coincidenza?
Ha lasciato il campo visibilmente in preda all’incredulità e all’amarezza. Perché riteneva, Jannik Sinner, di avercelo in mano, quel maledetto match contro quella che è ormai a tutti gli effetti la sua bestia nera.

L’impresa contro Stefanos Tsitsipas non gli è riuscita, invece, neanche stavolta. Sebbene fosse ad un passo dall’agguantare i quarti di finale, al culmine di una rimonta clamorosa, nel momento più duro del match ha faticato ad imporsi sul greco come aveva fatto nel terzo e nel quarto set. Ed è così uscito di scena dall’Australian Open allo stesso modo in cui, molti giorni prima di lui, ne erano usciti anche i suoi colleghi azzurri, Lorenzo Musetti e Matteo Berrettini. Stesse dinamiche, stesso epilogo. Sotto di due set, rimonta miracolosa e, infine, la sconfitta.
Ma non è questa, a ben vedere, la sola coincidenza che ha caratterizzato questo primo Slam dello stagione. Al tennista altoatesino che si è fermato agli ottavi di finale è successa un’altra cosa che è sembrata un po’ un déjà-vu. E che ci ha fatto pensare, a questo punto, che la “benedizione” alla quale avevamo urlato tutti lo scorso anno non fosse proprio tale.
Sinner, il destino fa il bis: presagio di sventura?
Era il 24 gennaio 2022 quando, al termine della partita contro Alex de Minaur, accadde in campo qualcosa che i tifosi e il pubblico lessero come un chiaro segno del destino.
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— Tennis Channel (@TennisChannel) January 22, 2023
Mentre Sinner, uscito vittorioso da quel match, veniva intervistato al centro del campo, una farfalla si posò sul suo berretto di colore bianco. L’immagine comparsa sullo schermo fu soggetta ad un’interpretazione ben precisa. Furono in tanti a pensare, come qualcuno certamente ricorderà, che il lepidottero avesse ufficialmente “benedetto” Jannik. E a sperare, di conseguenza, che quel magico “incontro” potesse condurlo alla vittoria dell’Australian Open. Ma le cose, come noto, non andarono esattamente così.
Quest’anno è successo qualcosa di molto simile. Mentre l’altoatesino si batteva contro Tsitsipas, ha avuto un altro incontro. Un insetto ha invaso la sua metà di campo, costringendo l’azzurro a recuperarlo dal cemento e a portarlo fuori dall’arena. Altro che benedizione, quindi. Sembra ormai evidente che ogni volta che Sinner si imbatte in un volatile sia un presagio di sventura, più che di fortuna. Una coincidenza assai insolita che non è passata inosservata, non fosse altro, appunto, per i risvolti per nulla positivi dei due episodi.

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