Berrettini l’ha smarrita per strada: non c’è altra spiegazione.
Vedere il bicchiere mezzo pieno è la sua specialità e questo non può che essere un bene. Il fatto che la trasferta australiana non abbia dato i frutti sperati non significa che non ci siano più speranze per lui, anzi. Qualche segnale incoraggiante, al netto della sconfitta al primo turno dell’Atp di Brisbane, e al secondo degli Australian Open, c’è comunque stato.

Evidente è che Matteo Berrettini sta pagando ancora lo scotto della lunga assenza del circuito. La mancanza di continuità si sente e si vede, è tangibile, ed è del tutto normale, del resto, che sia così. C’è un dato, però, che inizia ad allarmare i tifosi e gli addetti ai lavori. Un numero che sembrerebbe racchiudere al suo interno il cambiamento del tennista romano. Il modo in cui, per forza di cose, i continui stop & go lo hanno penalizzato, stravolgendo il suo modo di giocare e di comportarsi durante i match.
Se c’è una cosa sulla quale dovremmo essere tutti d’accordo, quella è, senza ombra di dubbio, la forza mentale di Berrettini. Un elemento che spesso e volentieri ha fatto la differenza in passato, spalancandogli di fatto le porte di finali e semifinali varie. Nei momenti decisivi raramente era lui a soccombere. Scavava, scavava, fino a che non non riusciva a trovare l’energia, fisica e non, che gli occorreva per chiudere i conti e mettere il timbro su un’altra, mirabolante, impresa.
Berrettini, i numeri parlano chiaro
Di recente, invece, dato purtroppo oggettivo, Berrettini non è stato in grado di performare al meglio nei momenti che più contavano. E questo, purtroppo, ha avuto ripercussioni inevitabili sull’andamento dei match.

La partita persa a Melbourne contro Rune è la sintesi perfetta di quello che stiamo dicendo. Ha sprecato diversi punti decisivi e il danese è stato bravo, bravissimo, a sfruttare questi passaggi a vuoto per imporsi sul romano. I dati, in tal senso, parlano chiaro: Matteo ha perso gli ultimi 7 tie-break da lui disputati, un evento inaspettato per un giocatore che, invece, in quella fase della partita è sempre stato abile a cavalcare l’onda e a sfruttare le palle più preziose.
Ha ritrovato sì i suoi colpi, invece, ma non ancora – non del tutto, quanto meno – la forza mentale che lo ha sempre contraddistinto. Ci riuscirà? Difficile dirlo, ma l’auspicio, naturalmente, è che accada quanto prima.

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