WhatsApp, privacy e dati a rischio? Il Garante indaga: cosa succede ora

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(Getty Images)

WhatsApp nell’occhio del ciclone. Il Garante per la privacy annuncia l’avvio delle indagini sulla nuova policy che parrebbe mettere a repentaglio la sicurezza degli utenti. 

Non sono state sufficienti, evidentemente, le rassicurazioni arrivate da Menlo Park. Malgrado dai piani alti di WhatsApp sia stato più volte chiarito che i dati degli utenti dell’app non saranno ceduti, come si vocifera, a Facebook, c’è “qualcuno” che vuole vederci chiaro una volta per tutte.

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Era inevitabile, d’altronde, che si sollevasse un polverone. Sappiamo bene che WhatsApp è l’app di messaggistica istantanea più usata in assoluto e che vanta un portafoglio di utenti immenso. Ragion per cui era ampiamente prevedibile che la modifica unilaterale degli accordi, imposta dalla società, facesse storcere il naso a tutti i suoi aficionados.

Ma non è finita qui. Se la piattaforma ha già perso in 3 giorni qualcosa come 25 milioni di utenti, che parrebbero essere sbarcati su Telegram, senza contare quelli che hanno già provveduto a scaricare Signal, tutto lascia presagire che la situazione possa peggiorare ulteriormente.

WhatsApp, la nuova policy sotto la lente del Garante

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(Pixabay)

Ora che si è messo di mezzo il Garante per la privacy italiano, infatti, la faccenda si fa ancor più seria. Sarà l’autorità amministrativa, che ha a cuore la tutela dei dati personali degli utenti del Bel Paese, ad indagare e a cercare di vederci meglio in una storia che sembra farsi sempre più ingarbugliata.

La decisione è stata presa alla luce della notifica che i fruitori dell’app hanno ricevuto appena qualche giorno fa. E che li informava, appunto, del fatto che i termini e le condizioni di utilizzo avessero subito qualche “piccola” variazione. Un messaggio che, a detta del Garante, risulterebbe poco chiaro e meritevole, in quanto tale, di un approfondimento.

L’authority italiana ha già portato all’attenzione di chi di dovere il testo incriminato. Lo ha segnalato, cioè, all’Edpb, il Comitato europeo per la protezione dei dati che riunisce sotto un’unica bandiera tutti i garanti della privacy che operano in Europa. Non ci resta che attendere, allora, che si faccia luce su quanto accaduto e che si provveda, il primo possibile, a rispondere a tutti gli interrogativi e ai dubbi ragionevolmente sollevati da chi usa WhatsApp e teme per la propria privacy.