“In futuro non metta più in mezzo il colore della mia pelle”

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Ruud Gullit con la maglia del Milan, nella stagione 1988-1989 (foto: Wikimedia Commons)

In un’intervista al quotidiano La Verità l’ex allenatore Arrigo Sacchi ha parlato dei suoi successi con il Milan tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, tirando fuori aneddoti e racconti risalenti a quegli anni. Nel Milan di Sacchi, uno tra i più citati e imitati modelli di gioco del calcio degli ultimi trent’anni, giocava tra gli altri il centrocampista olandese Ruud Gullit. Ritenuto insieme agli altri due olandesi Frank Rijkaard e Marco van Basten parte essenziale e insostituibile di quel Milan di Sacchi, Gullit era peraltro noto come personaggio carismatico e autorevole.

Oltre ai già noti fatti paracalcistici sul suo conto, Sacchi ha raccontato di una volta in cui rimproverò Gullit per la trascuratezza e la scarsa dedizione mostrata in quel periodo nel lavoro con la squadra.

Quella volta dovevamo partire per Avellino. La moglie ci chiede notizie visto che non ha dormito a casa. In aeroporto non si presenta all’imbarco, lo trovano addormentato in sala d’aspetto. Quando arriviamo, mi chiudo in camera con lui e gli faccio uno shampoo: “Ti sei visto allo specchio? Non ti vergogni? Sembri un fantasma, è la prima volta che vedo uno di colore diventare bianco”. In campo era come se non ci fosse.

Due settimane dopo, nel derby, la sua prestazione fu semplicemente esaltante. Chiese di parlarmi: “Ad Avellino ho sbagliato e le chiedo scusa. Ma in futuro non metta più in mezzo il colore della mia pelle”. Aveva ragione.